Sicurezza
In Alaska alla ricerca del mitico "Magic Bus" tra Sos e geloni senza mai perdere la strada
Il racconto di Tommaso, 29enne di Saline di Volterra, che ha fatto trekking in uno dei luoghi più impervi e affascinanti del Nord America
VOLTERRA. «Sono uno dei 5 italiani. Voglio far sapere a tutti quello è successo davvero in quei giorni in Alaska». Comincia così il racconto di Tommaso Galletti, 29enne di Saline di Volterra ma trapiantato a Firenze da dieci anni dove lavora come operaio responsabile in un’azienda di costruzioni elettroferroviarie, meccaniche, edili e stradali. La passione di Tommaso, però, sono i viaggi estremi che fa con un gruppo di amici conosciuti proprio durante un’avventura di questo tipo. Gli stessi sette con cui è andato nello stato a Nord Ovest del Canada appartenente agli Usa a metà febbraio, finendo sulle cronache di giornali e televisioni di mezzo mondo che hanno bollato i protagonisti della spedizione come «sprovveduti».
Ma il 29enne salinese non ci sta: «Altro che sprovveduti, siamo preparati a quelle sfide, avevamo già fatto il trekking verso il base camp dell’Everest, il Trolltunga in Norvegia e molti altri viaggi tipo Islanda e Namibia». Un componente del gruppo era rimasto vittima di geloni e il gruppo sembrava essersi allontanato troppo dal sentiero, finendo per perdersi. O almeno di questo sono stati accusati. «Non è andata assolutamente così», afferma Galletti, partito con l’obiettivo di raggiungere la zona in cui si trova il Magic Bus, il pullman dove morì Chris McCandless, sulla cui storia è stato realizzato il film “Into the wild”.
«Siamo partiti per lo Stampede Trail con la preparazione fisica e soprattutto l’attrezzatura idonea a fare quel tipo di esperienza, 50 chili di legna per il fuoco, sacchi a pelo speciali per resistere a temperature anche di meno trenta, tenda invernale, una stufetta a propano, pasti per almeno tre giorni interi e gli importantissimi gps. Il tutto trasportato da 2 slitte a spalla – dice il salinese –. Sapevamo dove stavamo andando, una terra incredibilmente bella quanto incredibilmente dura e pericolosa. L’abbigliamento era idoneo a quel freddo, sicuramente fuori dalla media italiana. Siamo partiti sapendo benissimo di stare almeno due notti fuori, alloggiando nella nostra tenda».
Un’avventura sognata nel mito del profondo Nord americano. «Eravamo in sette – prosegue – ma dopo la prima notte due di noi hanno deciso di tornare indietro per problemi muscolari. Una dimostrazione di quanto fossimo preparati a ciò che ci aspettava, senza rischiare inutilmente. Ci siamo fermati a metà della seconda giornata per montare il campo e per arrivare all’ambito Magic Bus il più leggeri possibile».
Così dopo essere arrivati all’obiettivo e dopo aver trascorso una quarantina di minuti in quel luogo magico, la comitiva è tornata indietro, al campo base dov’era stata montata la tenda. «Il nostro percorso era stato battuto con il gps in corrispondenza dello Stampede Trail, il sentiero che porta al Magic Bus, appunto. Non ci eravamo persi a chilometri di distanza dal sentiero, com’è stato detto e scritto. La mattina del terzo giorno, dopo esserci svegliati, uno di noi ha accusato un dolore al piede che aveva avvertito alcuni giorni prima e che non gli ha permetteva neanche di mettersi lo scarpone. Non siamo dottori, ma ci siamo accorti che era un gelone. A quel punto abbiamo deciso di mandare l’Sos tramite il gps. I soccorsi sono arrivati dopo due o tre ore, eravamo convinti che avrebbero soccorso soltanto lui ma poi abbiamo deciso di seguirlo andando via anche noi per non lasciarlo solo».
Una vacanza in un luogo estremo finita bene, tutto sommato. «Nessuno di noi si era perso, nessuno era assiderato o semi-assiderato, nessuno di noi era venuto in quel posto da sprovveduto», torna a precisare Tommaso che aggiunge: «Nei giorni successivi abbiamo continuato il viaggio tranquillamente, tra cui una bella passeggiata nel mezzo al ghiacciaio del Matanuska. E, tornati in Italia dopo questa bellissima esperienza, stiamo già pensando alla prossima avventura, forse torneremo in Islanda o in Norvegia, ancora non lo sappiamo. Ma ripartiremo, questo è certo».
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