Sicurezza
"Quando riavremo gli oggetti rubati e poi recuperati?"
Sfilano davanti al giudice del tribunale di Pisa le vittime dei raid nelle case. Hanno riconosciuto la refurtiva e vorrebbero riaverla
PONTEDERA. «Quando potrò riavere gli oggetti che mi sono stati rubati?». Tanti testimoni, tutte vittime di furti, ma una sola domanda, rivolta al giudice Paola Giovannelli. Ormai sono trascorsi anni dall’operazione, le vittime dei furti chiamate a testimoniare, hanno già riconosciuto gioielli di loro proprietà tra le refurtiva recuperata dai carabinieri e vorrebbero riaverli indietro. Venerdì 28 febbraio, in tribunale a Pisa, sono stati sentiti altri quattro testi dell’accusa (erano di più quelli citati ma non si sono presentati) al processo che è iniziato nei confronti degli imputati che hanno scelto il rito ordinario dopo l’inchiesta “Golden Daytona”. Siamo di fronte a un vasto giro di furti commessi (tra il 2015 e il 2016) nelle abitazioni con successivo smercio dell’oro venduto alle gioiellerie.
Una delle attività finite nel mirino si trova a Pontedera. Sono già state definite le posizioni di altre persone coinvolte nell’inchiesta e che hanno chiesto ed ottenuto riti abbreviati. Ci sono già state tre condanne (già ridotte in Appello) e due patteggiamenti tra autori dei furti e orefici che compravano l’oro. Deve essere fatta luce sulle responsabilità di Francesco Anaclerio, 47 anni, di Pisa e Serena Ceccarelli, 49 anni, di Pisa, difesi dall’avvocato Roberto Cavani a loro viene contestata la vendita di pochi grammi d’oro. E quella di Vincenzo Celentano, 57 anni, di Pontedera, titolare del “Laboratorio orafo”, al quale vengono contestati più episodi e che è difeso dall’avvocato Gino Doveri.
Anche ieri sono state sentite alcune parti offese, di Pontedera e Cecina. Si tratta di cittadini che hanno avuto la triste esperienza di trovarsi con la casa svaligiata. Basti dire che gli investigatori hanno sequestrato oltre 6 chili d’oro, compresi alcuni lingotti realizzati dalla fusione. I gioielli, secondo l’accusa, sono finiti nei negozi che apparentemente facevano altro, ma avevano una seconda attività di ricettazione. In particolare per Celentano, ieri giudicato in contumacia come gli altri due imputati, secondo la Cassazione la ricettazione di refurtiva era la vera attività del 57enne, che si è sempre dichiarato estraneo ai fatti. Ricettazione che era coperta dal laboratorio di Pontedera, che è stato chiuso per qualche tempo.
Secondo la Procura l’orefice pontederese ha ricevuto fino al dicembre 2015 almeno 4,1 chili d’oro rubato in una sessantina di furti in casa. Sono 79 le persone derubate che solo in parte sono riuscite a recuperare i gioielli, soprattutto collane e anelli d’oro. I furti sono stati commessi in un vasto raggio tra Pisa, Livorno e Lucca, oltre che in Valdinievole. «A casa mia hanno rubato circa un chilo d’oro – ha raccontato una delle testimoni di Cecina, sentita ieri – sono figlia di orafi, in casa avevo molti gioielli».
Il processo è stato aggiornato al 31 marzo.
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