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Il Consorzio contro Jaguar Land Rover: «Diffuse fake news sulla nostra pelle»

Andreas Quirici
Il Consorzio contro Jaguar Land Rover: «Diffuse fake news sulla nostra pelle»

La casa d’auto elimina i pellami «per salvare gli animali». L’imprenditore Simone Remi: «Rigeneriamo scarti della macellazione»

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SAN MINIATO. La fiera conciaria Lineapelle, che si è conclusa l’altro giorno a Milano, è stata l’occasione per Simone Remi, presidente del Consorzio Vera pelle conciata al vegetale e titolare della conceria Badalassi Carlo di Ponte a Egola, di rispondere ai designer di Jaguar Land Rover che hanno dichiarato di voler abbandonare la pelle per gli interni di lusso delle auto. «Dicono che i pellami si realizzano uccidendo gli animali e questa è la più grossa fake news», spiega l’imprenditore, ribadendo un concetto: «Le pelli prodotte dalle concerie non sono altro che scarti della macellazione che noi rigeneriamo e nobilitiamo. Altrimenti sarebbero destinate alle discariche».

Un tema di cui si parla da tempo, quello della disinformazione attorno all’attività conciaria in fatto di ambiente e animali. Ma che di recente si è trasformato in un vero e proprio attacco all’industria conciaria. E che sta creando non poche difficoltà sul fronte economico. Tanti marchi, infatti, sull’onda animalista, hanno escluso l’utilizzo di pelli. Il rettile è l’esempio più lampante, visto che l’impiego di questo materiale è drasticamente calato.

«La comunicazione è fondamentale – riprende Remi – Siamo bombardati da finta ecologia che vorrebbe l’utilizzo di ecopelle per gli abiti, le borse, le calzature e le cinture. Ma questo materiale altro non è che plastica. E le particelle, una volta esaurito il ciclo del prodotto, vengono disperse ovunque nell’ambiente. Un capo in pelle autentica e lavorato in maniera naturale, prima di tutto ha una durata più lunga. E poi difficilmente contiene derivati del petrolio. Ecco, perché occorre fare chiarezza ogni volta che si presenta l’occasione e continuare a fare bene il nostro mestiere che parte da uno scarto della macellazione e non dall’uccisione di animali per realizzare prodotti destinati alla moda di lusso. Siamo l’esempio più lampante di ecologia circolare. E questo p un concetto da spiegare in ogni circostanza». 
 

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