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Pellami gommati o senza l’uso di metalli

Pellami gommati o senza l’uso di metalli

La ricerca resta centrale per le aziende del Granducato tra articoli col glitter o vitellini per scarpe da 500 euro

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MILANO. Virus o non virus, le concerie toscane si sono presentate a Lineapelle, la fiera più importante del settore che si conclude oggi nei padiglione di Rho Fiera Milano, con il vestito migliore. Tra pelli metal free e altre che escludono i derivati del petrolio da sempre, oppure i gommati e gli iridescenti glitterati, fino ad arrivare a vitellini francesi per pelli destinate a scarpe extra lusso, l’idea di esclusività del settore conciario del Granducato è stato ribadito anche in questa edizione in cui si presentavano le collezioni per la primavera-estate 2021.

Colori sgargianti, ma anche grandi classici e innovazione allo stato puro. Girare per gli stand della fiera fa capire quanta ricerca, dedizione e lavoro c’è dietro a una pelle conciata e destinata ad abbigliamento, calzature, pelletteria e accessori. Uno scarto di macellazione destinato allo smaltimento in discarica viene trasformato in prodotti da sogno e che si evolvono sempre più a ogni stagione.

È il caso della pelle gommata della conceria Samanta di Ponte a Egola, acquisita da pochi mesi dal colosso Chanel. Tinte celesti e blu per uno stampato che ha, al suo interno, lamine di gomma che la rendono immune da piegature, anche dopo una fortissima pressione. È il fiore all’occhiello di una collezione caratterizzata da colori d’impatto e da pellami stampati di alta qualità.

Ma è il tempo dell’ecologia. E questa edizione della manifestazione espositiva meneghina è stata anticipata dall’annuncio della conceria Incas di Castelfranco che ha realizzato pellami senza l’utilizzo di metalli. Un messaggio a chi attacca la pelle e la sua derivazione. E che fa bella mostra di sé nello stand aperto al pubblico (altro particolare da non sottovalutare in una realtà in cui spesso si ha paura delle copie e si cerca di nascondere il più possibile i propri articoli).

Da un sistema innovativo alla lavorazione super tradizionale della pelle italiana conciata al vegetale che ha un consorzio specifico, il cui presidente è Simone Remi, della conceria Badalassi Carlo di Ponte a Egola: «Il nostro tipo di concia si rifà ai metodi antichi e consente di produrre pelle nel suo aspetto più naturale. La nostra azienda non fa moda, ma ha uno stile inconfondibile, come la maggior parte delle realtà che gravitano nel nostro consorzio».

Aspetti naturali per pellami pregiati è anche l’elemento che caratterizza la collezione portata a Milano dalla conceria Masoni di Santa Croce. «In questa edizione abbiamo puntato su una pelle di vitellino francese che è destinata alla realizzazione di scarpe, vendute in negozio da 500 euro in su», dice il titolare Fabrizio Masoni, che di recente ha brindato all’ingresso nella sua società di Lvmh, colosso del lusso che, tra l’altro, è proprietario di Louis Vuitton. E poi ci sono le pelli laminate iridescenti con glitter della Dolmen di Santa Croce, azienda famosa per i rettili che, però, al momento soffrono per gli attacchi animalisti. «E noi rispondiamo col colore e l’allegria», dice Luca Giananti. —

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