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motivazioni - l’incontro 

Studio, passione e un po’ di follia: e il cielo si riempie di... possibilità

Valentina Landucci
L'incontro al Polo tecnologico di Navacchio
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L'incontro al Polo tecnologico di Navacchio

Navacchio: le storie e i suggerimenti di chi ha fatto dell’aria la propria dimensione umana e professionale

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NAVACCHIO. Giovani talenti, o aspiranti tali, prestate bene attenzione. Per raggiungere i vostri obiettivi dovete studiare, metterci cuore e testa e anche un po’ di follia, quella che vi consente di credere in ciò che ai più sembra, se non impossibile, almeno improbabile o peggio non degno di nota. Come dite? Ve lo avevano già detto i vostri genitori? Ecco, allora sono persone sagge, perché “le prove” che il successo personale e professionale si raggiunge seguendo (anche) questi consigli erano sedute nel salottino dell’Incubatore del Polo Tecnologico di Navacchio dove è andato in scena un nuovo appuntamento di MotivAZIONI, la rassegna dedicata a storie di passione e tecnologia ideata dal Polo in collaborazione con Il Tirreno.

Le “prove” erano e sono persone in carne ed ossa. C’era l’astronomo Fabrizio Bernardi, uno degli scienziati che il mondo ci invidia e in questo caso davvero a ragione: di esperti come lui al mondo ce ne sono pochissimi. Cosa fa? Il “guardiano dello spazio”: con alcuni colleghi, proprio a Pisa, ha dato vita a SpaceDys, azienda leader mondiale nell’attività di Impact Monitoring. Semolificando molto lui e i suoi colleghi osservano il cielo e “calcolano” allo scopo di determinare l’orbita di oggetti naturali ed artificiali nello spazio. E osservando Bernardi ha anche scoperto oggetti prima sconosciuti: asteroidi come l’Apophis, destinato a passare vicinissimo alla Terra, ma anche una cometa che porta il suo nome. «La scoperta è sempre qualche cosa di emozionante - racconta - e la cosa più emozionante è stata forse la scoperta di una cometa che ha un fascino tutto suo, bella e bizzosa perché le comete hanno un’orbita complicata».

Di emozioni, vissute e trasmesse, ha parlato anche Paolo Filippini, campione del mondo di paracadutismo protagonista di una sfida letteralmente ai limiti delle possibilità umane: il lancio con paracadute da un’altezza di 2 mila metri portando con sé una bandiera tricolore grande 1.600 metri quadrati. La particolarità del suo approccio all’attività professionale come pure agonistica la spiega anche così: «Nella mia vita ho provato a fare tante cose che non sapevo se si potessero fare - racconta - e ho cercato di andarci piano, di verificare passo dopo passo. E in questo percorso c’è una cosa che mi ha sempre affascinato: scoprire sempre nuovi margini di miglioramento, come se appunto non c i fossero limiti».

«La passione per tutto quello che vola me l’ha trasmessa mio padre» racconta Riccardo Petracca, terzo ospite dell’incontro, cofondatore di Fenix Air, azienda che si occupa di droni: li studia, li sviluppa, li integra con altre tecnologie, insegna ad usarli. «Lavorare con i droni significa fondamentalmente studiare - spiega Petracca - il nostro è un settore relativamente recente, specie per quanto riguarda l’uso dei droni nella vita quotidiana delle persone: occorre essere sempre al passo con le ultime novità dal punto di vista normativo e tecnologico». L’incontro con questo mondo? «È stato casuale, stavo facendo altro in quel momento della mia vita» sorride. O forse il caso c’entra solo in parte. È stata la curiosità di capirne di più che ha fatto incontrare un appassionato di volo come Petracca con quello che è diventato la sua professione. Quella stessa curiosità nei confronti del cielo e dello spazio che anima Filippini e Bernardi.

Tre storie, tre protagonisti con in comune, appunto, il cielo che ciascuno “vive” alla propria maniera. «È la possibilità di aprire la nostra mente - spiega Bernardi - la dimostrazione del fatto che gli uomini, così piccoli, abbiano la possibilità di immaginare e capire qualcosa di infinitamente più grande di loro. Questa è la cosa grandiosa dell’essere umano e dell’intelligenza umana. «Personalmente? Il cielo significa pace - spiega Petracca - Sul piano professionale invece è... il mio ufficio». «È il luogo nel quale ho sognato fin da bambino di immergermi: volevo staccare i piedi da terra e volare, lassù c’è il nulla ma c’è tutto» aggiunge Filippini che oggi può ben dire di averlo realizzato il proprio sogno.

Come? Ognuno ha il suo percorso, il suo vissuto personale, fatto certamente anche di casualità. Ma la costante è, per tutti, lo studio unito alla passione. «Cuore e cervello» sintetizza bene Filippini. «E un po’ di follia» aggiunge Petracca. Non perché sia necessario essere “matti” ma perché spesso per arrivare lontano occorre essere in grado di vedere quello che agli altri resta nascosto.

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