Il Tirreno

Pontedera

protesta eclatante 

Notte nel gazebo sul tetto di Palazzo Blu per chiedere a Piaggio di tornare al lavoro

A.Q.
Notte nel gazebo sul tetto di Palazzo Blu per chiedere a Piaggio di tornare al lavoro

Gli operai con contratto a termine hanno dormito in cima all’edificio: «L’azienda ci ascolti e apra una trattativa»

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PONTEDERA. Ci sono compleanni che si ricordano più di altri. Per l’ucraina, ma residente a Pontedera, Halyna Zulavovska il suo sessantacinquesimo sarà indimenticabile, perché lo ha trascorso con le sue colleghe di lavoro sul tetto del Palazzo Blu di viale Africa sotto un gazebo rosso e blu per chiedere alla Piaggio di farle tornare in fabbrica dopo oltre dieci anni di contratti a termine, fino alla sostituzione con lavoratori interinali.

È lei che taglia il dolce comprato in un supermercato, dopo che il gruppetto di donne, a cui si aggiungono i sindacalisti dell’Usb, Alessandra Benvenuti e Giovanni Ceraolo, ha finito di mangiare la pizza. È sempre la sessantacinquenne che prende lo spumante e annuncia che nel giorno in cui è cominciata la lotta per riavere il posto di lavoro, lei festeggia il compleanno. E lo fa col sorriso sulle labbra, tipico di chi nella vita ne ha viste tante. Figuriamoci se si spaventa a stare al freddo di notte al sesto piano di un palazzo nella zona industriale di Pontedera per chiedere all’azienda della Vespa che torni indietro sui suoi passi e apra un tavolo per trattare.

Il volto sereno e felice di Halyna infonde fiducia a tutti. I bicchieri di plastica con colori diversi si avvicinano per un brindisi sincero. Come se con questo semplice gesto di festa, il gruppo si cementasse ancora di più nel tentativo disperato di riappropriarsi di una dignità perduta con il silenzio di un telefono che non squilla più dalla primavera 2018.

È stata quella, infatti, l’ultima volta in cui la Piaggio ha chiamato i cosiddetti “contrattisti” per offrire loro cinque o sei mesi di lavoro durante il picco produttivo. Nessuna telefonata nel 2019. Anzi, la beffa di essere stati sostituiti con lavoratori interinali. Chi ha accumulato numerosi contratti a termine, secondo il Decreto dignità del governo Lega-Movimento 5 Stelle, dovrebbe essere assunto a tempo indeterminato. E l’azienda è praticamente obbligata a scegliere le agenzie interinali.

«Tutto questo è inaccettabile – dice Debora Tognoni, 40 anni di Crespina, dal 2007 in Piaggio – Vogliamo tornare al lavoro e non scenderemo da questo palazzo fino a quando l’azienda non ci darà modo di riaprire la trattativa».

Intanto il freddo fa battere i denti. Sotto al gazebo rosso e blu ci sono una stufa, coperte, sacchi a pelo e brandine. C’è da mangiare e bere, ma il vento filtra ed è dura pensare a come riuscire a prendere sonno. Piano piano le voci si abbassano e gli occhi si arrossano. Gli sbadigli si susseguono ed è ora di prepararsi. Tutti coperti fino alla fronte per una nottata che passa senza che il sonno prenda completamente il sopravvento.

Il buoi domina la scena con le luci della città in lontananza. Affacciandosi su viale Africa si vede la Piaggio. Ma anche un altro luogo simbolo della lotta per il posto di lavoro. Praticamente dall’altra parte della strada c’è il capannone dove fino a un paio d’anni fa c’era la Tmm e che ha visto un altro presidio vivere sotto un gazebo per dodici lunghi mesi, quello degli operai della fabbrica di marmitte che chiedevano un’altra possibilità. Una storia finita non bene per i lavoratori. Ma per i contrattisti della Piaggio si spera che il destino possa essere diverso.

Anche perché il gruppo è determinato a non mollare. «Dormiremo qui anche per la seconda notte – racconta Benvenuti – e fino a quando non ci daranno ascolto». —

Andreas Quirici

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