La manifestazione
Cortometraggio degli studenti sui rischi della ludopatia
I ragazzi hanno incontrato un giovane che ha avuto problemi di dipendenze da gioco Ora sono pronti a raccontare la sua storia «per comunicare agli altri il grido d’allarme»
FUCECCHIO. Per cercare di combattere una dipendenza ed “educare” le future generazioni a non cadere in pericolosi tranelli, è fondamentale il coinvolgimento diretto dei “cittadini del domani”. Chiunque parli di dipendenza, infatti, aggiunge allo scopo curativo (quello di chi soffre) a quello educativo e di prevenzione. In questo senso va il progetto che sta riguardando e riguarderà due classi dell’istituto professionale Checchi di Fucecchio, che ad aprile inizieranno la realizzazione di un cortometraggio che affronta una delle dipendenze del terzo millennio: quella da gioco d’azzardo.
La sezione A del professionale (indirizzo meccanici) e la sezione C del Moda, sono le classi coinvolte: a coordinare l’insegnante di religione (e futuro diacono) Tommaso Giani, che ha recepito l’invito da parte del presidente della Fondazione I Care Paolo Sordi.
Questi giovani hanno intanto incontrato un loro quasi coetaneo, un venticinquenne che era finito nel tunnel del gioco e che ha raccontato loro cosa gli è accaduto: «Due classi seconde – spiega Giani – hanno incontrato Mattia, un mio amico conosciuto nella comunità Casa del Giovane durante i miei primi anni di seminario a Pavia. Mattia ha raccontato ai ragazzi il potere malefico delle macchinette mangiasoldi, che all’inizio ti strizzano l’occhio con colori invitanti e qualche vincita importante, per poi renderti prigioniero di un meccanismo più forte di te, che ti porta a rubare i soldi ai tuoi genitori, a rovinarti la reputazione sul lavoro, a ridurti a un automa completamente insensibile alla bellezza dello stare insieme. Mattia ci ha raccontato anche del coraggio che serve per chiedere aiuto, per affrontare un anno e mezzo di comunità senza cellulare, senza autonomia, senza scappatoie: un anno e mezzo che è costato sacrificio ma che ha restituito Mattia alla vita, alla riscoperta di sé, alla capacità di stare insieme agli altri senza secondi fini, riparando le relazioni con la famiglia e fornendogli strumenti di difesa con cui fronteggiare le sirene delle slot machine nella sua ritrovata quotidianità». I ragazzi hanno poi ascoltato le parole di un altro esperto di lotta al gioco, quel Filippo Torrigiani, empolese, consulente della commissione parlamentare antimafia: da lui hanno potuto vedere i dati che testimoniano la gravità di questo problema a livello nazionale, compresi i tornaconti delle mafie che giocando alle slot riescono a ripulire e a portare in banca i proventi del traffico di stupefacenti; senza contare che da una parte lo Stato deve curare i ludopatici ma dall’altra continua a far conto degli incassi del gioco. Dopo questo incontro i ragazzi delle due classi del Checchi torneranno insieme fra un mese, insieme al videomaker Paolo Capezzone, per trasformare la storia di vita e gli spunti di oggi in un cortometraggio da realizzare a primavera. «Un’esperienza pratica – conclude Giani – un tentativo di comunicare ad altri questo grido d’allarme, per sentirci meno indifferenti e più cittadini». —
Marco Sabia
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