Lutto
Fumogeni e allarme antincendio per la festa alla “pasionaria” della Fiom che va in pensione
Ultimo giorno in Piaggio per Belinda Caglieri, giunta al termine della sua vita lavorativa: "Ora farò la nonna, ma resterò dentro il sindacato"
PONTEDERA. «Oh Belinda, vuoi rompere le scatole fino all’ultimo giorno?». Il responsabile del gruppo di vigili del fuoco di Piaggio è alla portineria. I fumogeni blu accesi davanti all’ingresso dello stabilimento hanno fatto scattare l’allarme antincendio, ma non ci sono attriti. Anzi. La scena è buffa, anche se in molti si commuovono per il pensionamento di una delle anime del sindacato che se ne va dopo 41 anni e dieci mesi di lavoro.
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Quella di venerdì 31 gennaio è stata una giornata campale per Belinda Caglieri, la “pasionaria” della Fiom. Al montaggio motori, i colleghi le hanno regalato cartelli, selfie e tanta amicizia. Alla mensa, poi, il pranzo di addio con tanto di torta, prosecco, applausi e tanti baci di saluto. E, infine, la festa finale. Quella dei fumogeni, di un simbolico taglio del nastro per inaugurare la nuova vita di una donna che fra pochi giorni compirà sessant’anni tondi e che da sei mesi ha ricevuto uno dei doni più belli, il piccolo Cesare. «Ma non farò la nonna a tempo pieno – precisa la diretta interessata – Ho già avuto offerte per dare una mano ai pensionati della Cgil». Finita un’epoca, Belinda ne apre un’altra. Ma sempre nel sindacato. Come ieri, quando è passata dalla festa in fabbrica e davanti ai cancelli a quella al circolo Arci Il Botteghino organizzata dal Vespa Club Pontedera. «Una gioia immensa – racconta l’ormai pensionata – Per tutto il giorno colleghi e amici mi hanno circondata di affetto. Poi all’uscita, quando ho visto il segretario della Fiom, Marco Comparini, e tanti altri del direttivo non ho resistito e ho finito per commuovermi».
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Già, la Fiom. Una parola che Belinda ripete a ogni frase e che l’ha vista per anni legata a un sindacato storico. La sua assidua presenza l’hanno resa famosa e ben voluta. I messaggi di ieri a lei dedicati da parte del sindaco di Pontedera, Matteo Franconi, della consigliera regionale del Pd, Alessandra Nardini, e di uno dei volti storici proprio della Fiom, Franco Marchetti che ha scritto un lungo post su Facebook dal finale struggente: «Gli operai e gli impiegati saranno fuori dalla fabbrica a salutarla. Saranno lì a ringraziarla perché li ha resi più liberi. Le tenderanno la mano e l’accarezzeranno. E lei, arrivata sulla soglia prima di fare l’ultimo passo, senza più l’obbligo di timbrare il cartellino o di rincorrere il lugubre ululato della sirena, si volterà ancora una volta verso di loro e questa volta non dirà loro nulla. L’inonderà tutti col suo sorriso».
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Parole dolci fatte di rapporti stretti, forti. Difficilmente ripetibili, specialmente in questo momento. Una fase delicata per il sindacato che Belinda definisce difficile. «Negli ultimi anni ci sono stati attacchi personali. E questo uccide il sindacato – racconta – Il gruppo della Fiom che ha fatto tante battaglie insieme non c’è più. Io mi reputo l’ultima della Fiom, ma non per questo vedo tutto nero. Mio padre, che ha lavorato 35 anni in Piaggio, mi ha insegnato a nutrire sempre la speranza. Quando si è giù abbiamo sempre la possibilità di tornare su. E lo stesso vale per il sindacato. Credo che si possa ricostruire. Basta remare tutti dalla stessa parte».
Poi Belinda sospira e sembra ripensare mentalmente agli ultimi passi in fabbrica prima dell’ultima uscita: «In quel momento mi sono resa conto davvero che era la fine di un ciclo della mia vita. E che ho ancora tante cose da fare».
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