Lutto
Già cento malati di gioco al Serd mobilitazione anti ludopatia
Dopo l’apertura degli sportelli di ascolto, campagna pubblicitaria con 400 manifesti In cabina di regia Fondazione I Care: «Introdurre agevolazioni per attività no–slot»
fucecchio. «Quando la vita è un gioco, è in gioco la tua vita». Uno slogan volutamente forte, per cercare di accendere i riflettori su una delle piaghe della società attuale: la ludopatia, cioè la dipendenza da gioco d’azzardo. Nel comprensorio del Cuoio istituzioni e associazioni hanno fatto fronte comune per offrire servizi quanto più rispondenti alle esigenze di chi si ritrova – all’improvviso – nel vortice buio dell’azzardo. Si pensi che mediamente ogni anno in questa zona finiscono nell’azzardo circa 1500 euro a persona (neonati compresi), 40 milioni solo a Fucecchio, tanto per fare un esempio. E nel senso di debellare questa “epidemia” va la campagna pubblicitaria organizzata dalla fondazione I Care in collaborazione con la Società della Salute Empolese Valdarno Valdelsa e i comuni di Castelfranco di Sotto, Fucecchio, Montopoli, San Miniato e Santa Croce sull’Arno.
Oltre 400 manifesti sono in fase di affissione in una serie di luoghi di questi territori, allo scopo di sensibilizzare su una questione troppo spesso sottovalutata. La Fondazione, sempre in collaborazione coi Comuni e con le associazioni di volontariato (e grazie al finanziamento della Regione) ha pure promosso l’apertura di alcuni sportelli di ascolto, a cui le persone con problemi legati al gioco d’azzardo (o i loro familiari) possono rivolgersi per trovare un primo aiuto verso una vita nuovamente normale, non soggiogata dal richiamo di slot, lotterie e scommesse varie.
La campagna pubblicitaria è stata presentata ieri in municipio a Fucecchio, alla presenza di tutti gli attori coinvolti: «L’azzardo – ha sottolineato Paolo Sordi, presidente di I Care – ha la potenzialità di rovinarci la vita, oltre a condurci a comportamenti nocivi e criminali. Nostro intento è far luce su tutti questi rischi, perché dietro un giocatore d’azzardo c’è un ulteriore dramma, quello della sua famiglia. Sarebbe bello, inoltre, premiare quelle attività che decidono di non installare le slot, magari con sgravi e/o agevolazioni».
Nel territorio dell’ex Asl 11 – a cavallo tra Empolese e Valdarno – i ludopatici (circa un centinaio) sono in carico al SerD, il Servizio per le dipendenze. Ad esempio 5-6 persone che hanno chiesto aiuto agli sportelli d’ascolto da poco inaugurate sono state indirizzate proprio al SerD, per iniziare un percorso di cura: «Questa dipendenza – spiega Anna Mellini, del SerD di Empoli – ha un tasso di “uscita” molto superiore a quello della droga e dell’alcol. Queste persone capiscono che qualcosa non va quando il primo e l’ultimo pensiero della giornata è come ripianare i debiti fatti, si innescano dinamiche difficili da estirpare».
«Il problema – aggiunge la psicoterapeuta Manola Orsi – è che spesso le persone attorno si accorgono che qualcosa non va soltanto quando si notano i danni economici». Il gioco d’azzardo – quello legale – è d’altronde ovunque: «Teniamo conto – sottolinea Filippo Torrigiani, consulente della commissione nazionale antimafia – che in Italia si vendono 3600 gratta e vinci al minuto e che ci sono più slot che posti letto. Si crea un circuito istituzionale dove un pezzo di Stato ha bisogno del gettito del gioco e un altro spende per riparare i danni. Senza contare che le grandi organizzazioni criminali usano il gioco per riciclare i loro proventi illeciti. Si stima che nei primi sei mesi del 2019 le mafie hanno riciclato qualcosa come 250 milioni di euro, a cui si aggiungono i soldi che arrivano dal gioco illegale». —
Marco Sabia
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
