Il lutto
Dopo 75 anni riabbraccia la “bambina” che lo salvò dai nazisti
Incontro a sorpresa per Guido Guastalla della comunità ebraica di Livorno invitato a Cascina dove la famiglia Cipolli aveva ospitato lui, il fratello e i familiari
CASCINA. Per una vita si sono cercati e immaginati. Poi è arrivata una bellissima sorpresa proprio nel Giorno della Memoria. Lui, Guido Guastalla, ex vicepresidente della comunità ebraica di Livorno e già candidato sindaco del centrodestra nel 2004, da sempre ha sentito i racconti in famiglia.
Aveva quasi tre anni alla fine della guerra. La madre, i nonni, lui e suo fratello, insieme ad altre persone della sua famiglia, sono scampati alla ferocia nazista grazie ai mezzadri cascinesi, legati alla fattoria di Alberto Franco, proprietario dell’azienda agricola di Casciavola e parente dei Guastalla. Lei, Gina Cipolli, in quegli anni, era il 1943, era un’adolescente. Di anni ne aveva 14 ma non ha mai dimenticato la guerra. I genitori e i suoi nonni, come altri mezzadri che abitavano nella campagna di Cascina, avevano aiutato alcune famiglie ebree sfollate, mettendo a rischio la propria vita, rischiando le rappresaglie dei tedeschi. A farli incontrare sono stati l’ex sindaca, Susanna Ceccardi, e il consigliere comunale di Forza Italia Paolo Chiellini. Quest’ultimo è il figlio di quella ragazzina, oggi «una bellissima 91enne», come la definisce Guastalla. Storie di vita che si incrociano con emozioni. «È stato un colpo al cuore quando l’ho vista», ammette. L’idea nasce mesi fa. «Avevamo invitato Guastalla a Cascina per le celebrazioni del 4 Novembre – racconta la leghista Ceccardi – in quell’occasione raccontò che la sua famiglia era stata salvata dai contadini cascinesi, per questo si sente legato alla nostra terra. C’era anche il consigliere Chiellini che ascoltava le sue parole. Non disse nulla».
Eppure quel ricordo non era passato a vuoto. Tornato a casa, Chiellini ne parlò subito con la madre. «Lei si ricordava dei Guastalla – conferma Chiellini – la sua famiglia era stata sfollata a casa di mia mamma in via Santa Maria, a San Giorgio. Era emozionata, mi chiese se poteva incontrare Guido Guastalla». Nasce così l’idea di organizzare l’abbraccio tra due persone che si sono sempre conosciute anche se poi la vita ha dato loro percorsi diversi. «Anche Guido aveva lo stesso desiderio della signora Gina», aggiunge Ceccardi. Si sono incontrati nel Giorno della Memoria. Gli occhi bagnati di lacrime, la vita che scorre davanti come un film. «La famiglia della signora Gina avrebbe potuto denunciare i miei familiari, avrebbero guadagnato tanti soldi da comprare almeno tre poderi. I nazisti pagavano 5mila lire per un uomo, tre per una donna due per i bambini. Erano cifre considerevoli», ricorda Guastalla. «Loro hanno rischiato la vita, li avrebbero uccisi o deportati se li avessero scoperti. In casa dei Cipolli siamo stati accolti io e mio fratello, con mia madre e mia nonna. Lo dimostrano i documenti del tempo, le comunità ebraiche informavano la questura degli spostamenti».
Una pagina di storia, un’occasione speciale: ritrovare la “bambina” di un tempo, della famiglia che li ha salvati. Ora non si perderanno di vista, c’è da giurarci. Si sono già invitati reciprocamente, le occasioni non mancheranno. «Ci sono tante storie – aggiunge Guastalla –: mio nonno fu salvato dal maresciallo dei carabinieri di San Frediano. Gina è una signora bellissima, viene voglia di abbracciarla appena la vedi, è stata emozionante. Quando mi hanno invitato per il Giorno della Memoria mi avevano detto che avrei trovato una sorpresa. Ma non pensavo fosse questa, non lo dimenticherò». —
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