Proteste
L’allarme della Cgil: «L’ospedale di Volterra a rischio declassamento»
La rimodulazione dei posti letto di chirurgia non convince Di Maio: «Possibili ricadute sul personale, serve chiarezza»
VOLTERRA. «La rimodulazione dei posti letto di chirurgia in un nucleo di cure intermedia desta non pochi dubbi». E poi pesano «le assenze al tavolo tecnico-politico del sindaco di Volterra Giacomo Santi e del presidente della Società della salute Matteo Franconi», che non sono stati invitati dall’Azienda. Mario Di Maio, segretario sanità pubblica Fp Cgil non nasconde tutte le sue perplessità dopo l’incontro con la direzione aziendale dell’Asl sugli scenari riorganizzativi dei servizi ospedalieri in Alta Valdicecina, al quale ha fatto seguito l’assemblea dei lavoratori della zona.
«Dopo oltre due anni, dalla sottoscrizione in Regione di un verbale d’intesa in riferimento ad una articolata proposta organizzativa sul polo ospedaliero di Volterra, siamo stati finalmente convocati in un tavolo in cui erano però assenti i principali “protagonisti” e sottoscrittori del documento quali Santi e Franconi, che nel novembre scorso difronte alla cittadinanza si erano impegnati a riaprire proficui rapporti con i sindacati nel sostenere un percorso di riorganizzazione dei servizi in Alta Valdicecina».
Poi Di Maio entra nel merito: «Registriamo positivamente l’avvio dell’automedica h 24 con un infermiere ed un medico in più al pronto soccorso di Volterra ed il completamento delle attività di formazione e messa in funzione del servizio di telemedicina e tele consulto pediatrico».
La rimodulazione dei posti letto in chirurgia in un nucleo di cure intermedie «sottrae posti letto alla chirurgia complessa. Di fatto questi posti per acuti rientrerebbero, in un rafforzamento della case della salute in cui anche i Mmg (medici di medicina generale) darebbero il loro apporto all’interno del presidio ospedaliero in collaborazione sia con la guardia medica che con il medico specialista della struttura. Se da un certo punto di vista potrebbe rappresentare una soluzione per evitare dimissioni “precoci” per pazienti che hanno ancora necessità di assistenza ospedaliera, dall’altra parte pongono ulteriori dubbi sul fatto che la loro conversione possa rappresentare una soglia sotto il quale si poterebbe la struttura sotto i 50 posti letto, portando ad una sorta di “declassamento” dell’ospedale. In sostanza siamo preoccupati perché questa operazione potrebbe modificare l’assetto dell’ospedale configurandosi in qualcosa d’altro, molto più vicino ad un ospedale di comunità. Ci sarebbero ricadute sul personale ed assetti organizzativi tutti da definire. È assolutamente necessario fare chiarezza».
Altra questione sono il recupero delle attività chirurgiche, il recupero degli ambulatori degli specialisti in quello «che consideriamo il vero “motore” per il buon funzionamento dell’ospedale. Già recentemente abbiamo fortemente criticato il forte calo delle attività in elezione con dati incontrovertibili sul numero degli interventi in particolare delle attività ortopediche a causa della perdita dei professionisti e specialisti. Gli attuali organici dei chirurghi sono all’osso. Solo due per l’ortopedia e tre per la chirurgia che ovviamente fanno del loro meglio per garantire l’attività. C’è l’impegno di spostare ed incrementare parte dell’attività chirurgica attraverso una “rete” di medici specialisti con Pontedera anche con forme di incentivazione definite attraverso tavoli contrattuali sindacali con l’area della dirigenza medica, ma il rischio e che oggi non solo non siano sufficienti ma creino disparità di trattamento e contraddizioni». —
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