Toscana
Piccolo Tibet nell’ex cava un monastero buddista in bio-architettura
. Nella tradizione buddista il loto fiorisce nel fango ma diventa simbolo di purezza. Così nell’ex cava di Poggio alla Penna, attiva fino alla metà degli anni Novanta e che ha ferito profondamente un paesaggio dove la natura è stata estremamente generosa, nascerà il primo monastero della tradizione tibetana in Italia.
Un riferimento per una cultura di pace e per il dialogo tra religioni diverse, un polo di spiritualità sulla roccia, come in Tibet, con il tempio e le strutture per i monaci che saranno costruite in bioarchitettura. E tutto intorno il parco della contemplazione. Si è concluso il lungo percorso che ha permesso il cambio di destinazione dell’area della ex cava dopo un’attesa di 16 anni da parte della comunità buddista. Il terreno, circa 96 ettari, era stato acquistato nel 2006 dall’associazione monastica Sangha onlus (che finanzierà poi anche la costruzione). Nel 2008 il Dalai Lama aveva dato il nome al futuro monastero, Lhungtok Choekhorling (“Luogo dove l’insegnamento è trasmesso e realizzato”) e nella sua visita, nel giugno 2014, aveva benedetto anche il terreno.
Il progetto, però, si è bloccato per la mancanza del piano regolatore del Comune: gli strumenti urbanistici dell’amministrazione erano fermi al 1996. Ed «era necessario togliere l’area in questione dal piano estrattivo regionale – come ha spiegato l’assessore regionale al governo del territorio Vincenzo Ceccarelli – per inserirla nel piano operativo comunale con la nuova destinazione». Da qui «dopo aver dato a Santa Luce gli strumenti urbanistici che mancavano – aggiunge la sindaca Giamila Carli – in due anni abbiamo concluso il percorso di pianificazione. Ora abbiamo la volontà di promuovere la partecipazione della nostra comunità per arrivare alla realizzazione del polo di spirituale e al recupero di una ferita dell’ambiente».
«Un paesaggio che deve rigenerarsi e deve essere ascoltato ma non lacerato ulteriormente perché tra l’altro i monasteri nascono in luoghi non banali dove si riesce a sentire la forza degli elementi», come ha sottolineato Maria Sargentini, coordinatrice del progetto. Un tasto importante e delicato è stato toccato dal presidente della Provincia di Pisa, Massimiliano Angori, quello della manutenzione delle strade di accesso dove ci sono criticità (in particolare la strada del Commercio, di competenza appunto provinciale).
«Una viabilità importante – ha detto Angori – dal momento che il monastero sarà uno dei più importanti in Europa ma per cui le nostre risorse sono state tagliate». Filippo Scianna, presidente dell’ Unione Buddista Italiana, ha sottolineato «il sostegno ricevuto dalle istituzioni» anche se non nasconde che «non sempre le cose sono state semplici, abbiamo trovato istituzioni con occhi miopi e altre con occhi illuminati».
In ogni caso il risultato è stato raggiunto grazie «alla tenacia e alla perseveranza» di Massimo Stordi, presidente dell’associazione Sangha onlus, che spiega: «Abbiamo avuto molti ostacoli perché non avevamo sufficiente energia positiva». Ora la palla passa all’equipe di tecnici che deve elaborare un progetto, nuovo rispetto al passato. Un gruppo “stelllato” guidato dagli architetti Gino Zavanella, che ha realizzato l’Allianz Stadium della Juventus, Piero Lazzeroni e Mauro Ciampa (autore del Parco della pace di Stazzema). Sui tempi il presidente Stordi non si sbilancia: «Il prima possibile». La sindaca Carli, invece, ha concluso dicendo: «Spero di vedere la posa della prima pietra come sindaco». E quindi prima del 2021. –
Lucia Aterini
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