Il dolore
Piaggio, la protesta: bocciamo l’accordo
Fiom e Usb convocano lo sciopero fuori dalla fabbrica di Pontedera: "I 15 sabati lavorativi saranno concentrati in 6 mesi"
PONTEDERA. L’accordo raggiunto tra Piaggio di Pontedera e sindacati per il rinnovo del contratto integrativo non ha scaldato i cuori della totalità degli operai. Anzi. Il giorno dopo l’annuncio dell’intesa, i delegati della Rsu di Fiom e Usb hanno radunato un gruppo di lavoratori fuori dall’ingresso merci allo stabilimento di Pontedera per un’assemblea di fronte alla portineria in cui sono emersi toni molto duri nei confronti dell’accordo e dei sindacati che lo hanno sottoscritto. «Come avevamo previsto siamo arrivati all’accordo – ha detto Massimo Cappellini, storico delegato della Fiom, in rotta con le segreterie provinciali e regionali – Vogliono usare le braccia degli operai sei giorni su sette».
L’elemento di maggiore disappunto di chi contesta l’integrativo 2020, arrivato dopo due anni e mezzo di trattativa e a dieci dall’ultimo rinnovo, è rappresentato dai sabati lavorativi. Nella bozza dell’intesa, che dovrà passare al vaglio delle assemblee e del successivo referendum, ci si limita a parlare di «orario plurisettimanale» che verrà applicato secondo quanto già previsto dal contratto nazionale dagli accordi aziendali.
La traduzione dei “dissidenti”, però, è che i 15 sabati lavorativi previsti dal contratto nazionale saranno spalmati non su dodici mesi, ma su cinque o sei mesi al massimo, cioè quelli in cui si lavora attivamente in Piaggio. Per intendersi, nel periodo tra marzo e luglio, quando la produzione di scooter è nel vivo. «Nel resto dell’anno ci mettono a casa con gli ammortizzatori sociali – denuncia ancora Cappellini – e questo dimostra che l’accordo è fatto sulla pelle degli operai».
Secondo Simone Selmi, delegato dell’Usb, «un altro elemento negativo di questo rinnovo è rappresentato dalle tutele per i contratti a termine e per i lavoratori interinali rispetto a una futura assunzione come part-time verticali. E poi c’è lo scandalo dei vecchi contrattisti che, dopo aver lavorato in Piaggio per anni, non vengono minimamente inclusi in possibili reintegri in fabbrica».
La contestazione è dura, anche se il numero degli operai fuori dall’ingresso delle merci non è altissimo. «Dobbiamo tenere la barra dritta e ritrovarci ancora – afferma ancora Cappellini – perché questo accordo non deve passare. Certo, saranno decisivi gli impiegati nel referendum che sarà di gruppo, con un conteggio unico dei voti tra Piaggio, Moto Guzzi e Aprilia. Ma il nostro intento è che gli operai controllino la consultazione. E se non sarà possibile farlo direttamente, cercheremo di ottenerlo in altre maniere».
Ora si aspettano gli annunci per la convocazione delle assemblee e le date del referendum, ipotizzando un periodo non facile in Piaggio per le segreterie delle tre sigle sindacali, chiamate a spiegare nei dettagli un accordo che è stato presentato come migliorativo rispetto al passato. Anche se Cappellini ritiene che, invece, «sia stato pressoché confermato l’accordo del 2009, accettando tutto ciò che Piaggio ha imposto, senza far pesare le malattie professionali, il mancato pagamento del premio dal 2012 e il continuo ricorso agli ammortizzatori sociali, oltre al fatto che i livelli occupazionali sono drasticamente diminuiti negli ultimi anni».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
