Il Tirreno

Pontedera

Palabingo, niente soldi alle eredi del rapinatore

Pietro Barghigiani
L’auto del rapinatore e nel riquadro Davide Giuliani colpito a morte mentre voleva rapinare un collega
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L’auto del rapinatore e nel riquadro Davide Giuliani colpito a morte mentre voleva rapinare un collega

Respinta la richiesta dei familiari contro la guardia che sparò e uccise il collega. Lui: «Vicenda dolorosa per tutti»

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CASCINA. Volevano almeno 150mila euro di provvisionale con il resto da stabilire con un procedimento civile. . Un’aspettativa delusa ieri mattina quando la Corte d’Assise d’Appello ha respinto le richieste della vedova di Davide Giuliani contro la guardia giurata Simone Paolini che alle 4,30 circa del 13 agosto 2015 sparò e uccise il collega che voleva rapinarlo dell’incasso del Palabingo di Navacchio.

Un ricorso ai soli fini del risarcimento del danno dopo l’assoluzione in abbreviato nel marzo 2018 per Paolini, 40 anni, di Pisa, assistito dall’avvocato Erminia Imperio.

La moglie di Giuliani, 46enne di Montecalvoli, anche per conto delle due figlie, ha avviato la causa sostenendo di aver diritto a un risarcimento contestando a Paolini un eccesso colposo di legittima difesa, secondo quanto scritto nel ricorso dall’avvocato Isabella Saba.

In aula a Firenze ieri mattina a rappresentare gli interessi di Maria Franca Gioia e delle due figlie minori c’era l’avvocato Fausto Malucchi.

L’avvocato Imperio per Paolini ha ribadito l’insussistenza delle pretese della parte offesa, la vedova di Giuliani, il rapinatore che per problemi economici voleva i 6mila euro dell’incasso del Palabingo di Navacchio appena prelevati da Paolini.

Il procuratore generale Luciana Piras dicendosi d’accordo con la sentenza di primo grado si è rimessa alla volontà della Corte che all’esito della camera di consiglio ha rigettato le istanze dei familiari di Giuliani, trasformato dal bisogno in un bandito.

Sia la vittima che lo sparatore per legittima di difesa facevano parte dell’istituto di vigilanza privata Guardie di Città.

Alla lettura della sentenza Paolini ha dichiarato: «Spero che con il processo di oggi si possa mettere la parola fine a una vicenda estremamente dolorosa per tutti. Ovviamente esprimo soddisfazione per la decisione della Corte che, confermando la decisione del Gup di Pisa, ha riconosciuto la legittimità del mio operato. Voglio ringraziare il mio avvocato per il supporto non solo professionale ma anche umano che mi dato in questi 5 anni molto difficili. Lo stesso vale per i miei famigliari e per l’azienda che mi ha dato la possibilità di rimanere al lavoro».

Paolini non ha più il porto d’armi per sua volontà. Non fa più i giri in auto di controllo di case e aziende. Lavora come portiere.

«Sul posto d’armi ci devo pensare – spiega il 40enne pisano uscito indenne anche nel secondo grado di giudizio per l’aspetto del risarcimento del danno –. Ora mi voglio guardare intorno e pensare a una progettualità per il futuro. Mi dispiace per quello che è successo, ma come dissi nel marzo 2018 mi sono comportato con la consapevolezza di aver agito in modo corretto. Un pensiero alle due figlie di Giuliani che purtroppo dovranno crescere senza il papà». Possibile il ricorso in Cassazione della vedova Giuliani. —

 

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