Sicurezza
Una storia lunga più di 50 anni nata con don Vasco Bertelli
PONTEDERA. Nel mondo che viaggia veloce del terzo millennio, già varcate le porte del secondo decennio, tutto assume la dimensione globale che porta con sé ovunque la novità e il cambiamento. Vittime designate, e destinate, le tradizioni e l’identità. Non sempre, ci mancherebbe, questo è un lato negativo: l’apertura sul mondo, spesso inedita specialmente nelle dimensioni provinciali, causa uno sconcerto costruttivo e positivo. Ma il furioso vorticare dell’aria globale rischia di portare con sé, nell’oblio, pezzi di storia importanti.
Il Carnevale dei Ragazzi di Pontedera si è sempre basato sul volontariato dei cittadini: qualche decennio fa il movimento dei volontari aveva una dimensione massiva, che consentiva di creare carri elaborati e variopinti solo a partire dalla fantasia e dalla passione delle persone. La modernità urbana ha in qualche modo indebolito un tessuto sociale che si rifaceva alle tradizioni rurali, minando anche le massicce partecipazioni e appartenenze ad associazioni ed organizzazioni come si vedevano nel secolo scorso. Così è accaduto anche a quel Carnevale dei Ragazzi di Pontedera che nacque 53 anni fa per volontà del parroco, poi vescovo, don Vasco Bertelli: il prestigio e la bellezza della sfilata sono stati garantiti nei decenni dai volontari. Se ne potevano contare anche più di cento qualche anno fa. Un calo della partecipazione al giorno d’oggi è fisiologico e comprensibile, ma Carmelo Fazio, presidente dell’associazione, volontario da quattordici anni fa, arrivato a Pontedera dalla Sicilia proprio l’anno di inizio del Carnevale, non ci sta a far morire questo pezzo di storia: « Mi piace rispettare le cose fatte e create dagli altri, con impegno. Bisogna rispettare la storia di chi questo evento l’ha creato. Dopo cinquantadue anni dobbiamo cercare tutti i modi per andare avanti, sarebbe un’offesa alla storia chiudere». –
F. B.
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