Sicurezza
Il pm: «Nessun colpevole per il bambino annegato»
Era stato indagato un parente che aveva accompagnato i ragazzini a fare il bagno dove è vietato immergersi
SAN MINIATO. Una tragica fatalità. L’indagine aperta dopo la tragedia in cui ha perso la vita un bambino di 12 anni, annegato nel lago di Roffia nel giugno 2018, si avvia verso la conclusione senza colpevoli. Per la morte del ragazzino, che si era tuffato in acqua pur in presenza del divieto di balneazione, era stato indagato uno zio, accusato di non avere vigilato sul minore e di conseguenza di avere scongiurato con il suo intervento l’incidente.
Il pm Fabio Pelosi, durante l’udienza preliminare che si è svolta ieri mattina in tribunale a Pisa ha chiesto l’archiviazione. Già nei giorni successivi al dramma era finito sotto inchiesta il parente che aveva accompagnato i bambini a Roffia. L’uomo quando si era accorto che il 12enne era in difficoltà aveva cercato di fare il possibile per evitare la tragedia. Grande la sua disperazione, così come quella dei genitori che, pur nel dolore, hanno compreso le circostanze in cui è avvenuto l’incidente. Una calda giornata di giugno, i bambini che giocano nel bacino remiero dove molti fanno il bagno anche se è vietato. Nessuno aveva immaginato che potesse accadere quello che invece poi è successo. Il bambino era annegato nelle acque fangose di Roffia. La famiglia della vittima, concordando con la richiesta della Procura, non intende opporsi all’archiviazione. E il Gip Giuseppe Laghezza si è riservato di decidere in merito alla richiesta del pm.
Un giorno, quello del 21 giugno 2018, che ha stravolto la vita della famiglia della vittima e quella del parente che era insieme a lui. Quel pomeriggio per poco non ci rimise la vita anche il padre del 12enne. L’uomo, informato per telefono di quello che era successo, corse a Roffia e mentre i sommozzatori dei vigili del fuoco stavano recuperando il corpo senza vita del figlio di 12 anni, Li Qi Jun, si buttò in acqua come se volesse dare al figlio un ultimo, disperato, abbraccio. Solo la prontezza di riflessi di un appuntato dei carabinieri della Compagnia di San Miniato, evitò un’altra tragedia.
In tutto il lago c’è il divieto di balneazione, anche se nel punto in cui la famiglia cinese aveva deciso di trascorrere il pomeriggio non sono visibili cartelli di divieto. E l’accesso alle sponde è libero, come era stato segnalato subito dopo l’incidente. Il bacino remiero è di proprietà della Regione che lo ha acquisto dall’azienda Borgioli dopo un lungo contenzioso. Di fatto non c’è nessuna vigilanza. Fin dall’inizio si intuì che lo zio e i bambini non si fossero accorti del divieto sottovalutando i pericoli che possono esserci quando si fa il bagno in un lago. La tragedia sconvolse quanti conoscevano il bimbo e la sua famiglia che abita a Stabbia, nel comune di Cerreto Guidi. –
Sabrina Chiellini
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