Sicurezza
Futuro incerto per il convento dei frati Cappuccini di Peccioli
Il tam tam in corso sui social network farebbe presagire un cambio strutturale Ma il sindaco spiega che al momento «non è arrivata in Comune alcuna richiesta»
Peccioli. Nonostante il tam tam sui social network, il futuro del convento dei frati Cappuccini di Peccioli è ancora tutto da scrivere. Nei giorni scorsi, su una pagina Facebook, è apparsa una fotografia del monastero la cui didascalia faceva presagire un imminente cambio strutturale dello stesso.
«Non so se sapete – si legge sul post pubblicato sul social – una parte sarà venduta ad un privato come abitazione, mentre il resto rimarrà per la comunità dei Cappuccini». È presto, però, per poter mettere la parola fine su questa vicenda.
UN PASSO INDIETRO
Il convento di Peccioli aveva già avuto il proprio spazio sulle colonne del Tirreno. Era l’agosto 2016, quando Padre Riccardo – al secolo Ugo Tapinassi, ultimo frate cappuccino “stanziale” di Peccioli, poi divenuto sacerdote a Borgo San Lorenzo dopo sedici anni di vita e di preghiera in quel convento – auspicava l’apertura del monastero con una certa cadenza settimanale dopo il suo trasferimento. La struttura, che risale al Cinquecento, è stata posta sotto la gestione dei confratelli di Pontedera ormai dal 2010, vista la difficoltà di poter continuare con i mezzi della sola comunità pecciolese, che nel tempo si è ridotta a soli tre effettivi. Dopo la morte di due frati e dopo quasi quattro anni dall’addio di Padre Riccardo, il convento torna a essere oggetto di discussione. Anche se, sia chiaro, la crisi delle vocazioni non è certo una colpa da attribuire a quella o l’altra parte: una presenza più numerosa di frati cappuccini avrebbe potuto dare continuità alla comunità religiosa anche dopo il 2016. Ma tant’è.
UN CHIARIMENTO
Quel che è certo, è che una eventuale procedura come quella prospettata sui social non è di rapida esecuzione. «Non credo sia divisibile – specifica il sindaco, Renzo Macelloni – a oggi, comunque, in Comune non è arrivata alcuna richiesta in tal senso». Per poter davvero dividere il convento in due parti, del resto, occorrerebbero altrettanti passaggi. «Innanzitutto – continua – dovrà essere coinvolta la Soprintendenza, dopodiché il Comune stesso». Dunque, come sottolinea anche Macelloni, servirà un po’ di pazienza e qualche passaggio prima di poter pensare a una simile soluzione.
IL FUTURO
Per poter dare certezze, dunque, bisognerà attendere. «La cooperativa che lo ha o lo aveva in gestione aveva fatto un vago cenno in quella direzione – conclude Macelloni – ma, ribadisco, occorre seguire un percorso concordato: non possono procedere in maniera autonoma». Anche perché, come detto, il convento ha un valore storico. In questo senso appare necessario quindi il ruolo che dovrà essere affidato alla Soprintendenza e al Comune. Al momento, però, non resta che aspettare. —
Pietro Mattonai
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