Sicurezza
Aspirante sacerdote vive per due mesi nel centro notturno
Il pontederese Tommaso Giani ha avuto l’autorizzazione del vescovo per passare le giornate insieme agli “ultimi”
SANTA CROCE. Due mesi insieme agli ultimi prima di diventare diacono. Tommaso Giani, di Pontedera, ha avuto come punto di riferimento don Andrea Gallo, morto nel 2013, che è stato fondamentale nel suo cammino verso il sacerdozio. Il giovane ha chiesto l’autorizzazione al vescovo di San Miniato, monsignor Andrea Migliavacca, per fare un’esperienza. Dorme nel centro notturno di Santa Croce sull’Arno. Sulla sua pagina Facebook il diario del giorno dell’Epifania ha colpito molti.. «È festa, maledizione. Stamattina non passa la corriera per Castelfranco, la Coop è chiusa, la biblioteca anche. Fa freddo, ma fra mezz’ora bisogna uscire. Il centro notturno ci apre la porta dalle 8 di sera alle 8 di mattina. Si dorme al caldo, si rimedia qualcosa da mangiare, ci sono la doccia e la lavatrice, c’è qualcuno che ti ascolta. E non è poco. Ma durante il giorno siamo sempre fuori: senza calduccio sotto le coperte se sei malato, senza chiave per rientrare a metà giornata se ti sei dimenticato qualcosa nella camera da quattro letti dove sei sistemato».
Guanti, cappello, zaino, bicicletta: pronti per un’altra giornata. «Si va in missione per arrivare in fondo a un’altra giornata festiva. Ci disperdiamo alla spicciolata: chi al discount, chi in chiesa, chi al bar dei cinesi, quello che non chiude mai; chi chiuso in macchina, ma senza viaggiare; chi al treno, per andare a trovare moglie e bambini ospitati in un’altra struttura di emergenza, dopo lo sfratto che ha mandato in frantumi la vita familiare. Alcuni di noi passano la giornata in coppia, magari con un amico connazionale ospite anche lui al centro notturno. Altri da soli: senza scambiare una parola con nessuno, dalla mattina alla sera. Bevendo per dimenticare, o videochiamando per provare ad accorciare le distanze con chi ancora ti vuole bene, seppure a migliaia di chilometri di distanza». Un messaggio forte. «Beati voi, che anche oggi ve la spasserete insieme al cinema o alla caffetteria davanti a cioccolate calde e sorrisi. Non vogliamo farvi sentire in colpa. Vogliamo farvi sentire fortunati, visto che magari rischiate di non rendervene conto. Se potete, e se ci riconoscete, in qualche stazione o in qualche angolo desolato della città, regalateci un pensiero, un saluto, un caffè. Non siamo pericolosi. Anzi, forse, in cambio di un piccolo gesto d’amore, abbiamo il potere di rendere la vostra giornata di festa davvero speciale».
Sognare insieme sogni d'amore impossibili. Tommaso Giani spiega perché ha scelto di camminare nella Chiesa. «È quella che mi ha cresciuto, dove ho trovato i miei esempi di vita più luminosi, persone che mi hanno salvato la vita. Una Chiesa piena anche di contraddizioni e di cose che non mi piacciono, e per cui intendo battermi, proprio per amore di questa famiglia allargata che mi ha accolto e a cui devo tantissimo. Una famiglia allargata che non mi fa sentire solo e che domenica 16 febbraio, alle 17, in chiesa a Perignano, mi farà diventare diacono. Vi aspetto per augurarci insieme buona strada, in questo autogrill importante del mio viaggio nella vita». Alla cerimonia non mancheranno i familiari ma anche gli amici incontrati sulla sua strada, nei vari anni, dalla scuola al mondo del lavoro.
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