Sicurezza
Chiuso lo storico bar, le caraffe del Pratali sono ormai un ricordo
Quello che i butesi chiamavano il “Barrino” aveva raggiunto quasi un secolo di attività. «Era in vendita da ben dieci anni»
la storia/2
I bicchieri si riempiono come sempre, all'ombra di un gomito che si alza e saluta come sempre la sera all'ora dell'aperitivo. Eppure “il Pratali”, quello che i butesi più schietti chiamano il “Barrino” da quasi un secolo, ha vissuto proprio il 31 dicembre scorso gli ultimi brindisi e cicchetti.
Lo storico bar di piazza Garibaldi a Buti ha chiuso infatti i battenti con l'arrivo dell’anno nuovo sfiorando i cento anni di vita in cui un po' tutto il paese ha trovato riparo sotto quelle loggette.
«Il cartello “Vendesi” è appeso da quasi 10 anni al chiodo, in bella vista, ma non ci sono stati versi. I locali cambieranno destinazione – dice con un po' di malinconia Luca, che ereditò il bar oltre 50 anni fa da suo padre e suo nonno –. Qualcuno è passato, anche giovane. Ma la prima cosa che chiedono tutti sono gli orari: quando li scoprono cambiano subito idea».
Una decisione difficile quella di chiudere senza lasciare in eredità al paese un luogo tanto legato alla storia recente del borgo, ma i due figli di Luca e della moglie Stefania, Eugenio e Sara, hanno preso altre strade. I piccoli locali raccontano quasi venti lustri di bevute, caffè e colazioni, chiacchiere a tirar tardi e tanta passione calcistica, di quella dei tempi in cui si fumava al chiuso, davanti allo schermo, offuscando i tantissimi gagliardetti delle squadre di calcio che fino a pochi giorni fa tappezzavano le pareti del locale.
«Ho cominciato negli anni Settanta a raccoglierli – continua Luca –. A quei tempi, infatti, era un bar molto dedito allo sport e alle partite».
Radici che però affondano in una storia più antica: ad aprire bottega, negli anni '20, furono i nonni di Luca, Nini di Ghego e Gina. «Dopo arrivò mio zio Gino, fino agli anni '60 – racconta Luca –. A quel punto fu il turno di mio padre Spartaco, piaggista in pensione. Dagli anni '80, poi, dopo anni in cui ero cresciuto dentro il bar, presi la licenza».
E fu subito rilancio di un locale che, vuoi per le dimensioni, vuoi per quelle loggette che fanno tanto intimità, riuscì a riallacciarsi ancora una volta ai giovani di allora fino a diventare un ritrovo fisso di molti affezionati, sensibili ad un'accoglienza che in quegli anni risplendeva dei colori delle mitiche “caraffe del Pratali”. Ben prima della Milano da bere e della moda dell'aperitivo, contenenti i preparati più elaborati, frutto d'una sperimentazione che non ha mai avuto veramente fine, le caraffe erano una sorta d'istituzione: in paese, c'è chi ne ricorda ben oltre una ventina diverse a sera, pronte all'uso dietro quel bancone d'acciaio d'altri tempi.
«Altri anni – dice Luca –. Alla fine, alle soglie dei 70 anni, è arrivato il momento di mollare. Il 31, alle 22, abbiamo salutato direttamente e simbolicamente tutti i clienti di una vita, prima di chiudere una volta per tutte».
E quel che sarà di quegli storici locali, sarà. —
Nilo Di Modica
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
