Il Tirreno

Pontedera

un’originale galleria a terricciola 

L’arte di Lanciotto trasforma la casa popolare in atelier - Foto

Sabrina Chiellini
L’arte di Lanciotto trasforma la casa popolare in atelier - Foto

Le pareti raccontano i pensieri di Baldanzi che disegna, dipinge e decora: «Nel 1986 a Colonia ho venduto 120 quadri, poi ho bruciato tante mie opere»

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TERRICCIOLA. Quadri, decorazioni, pensieri, opere da finire, altre senza titolo perché esprimono stati d’animo intimi, di cui l’autore non vuole parlare. Una grande quantità di lavori raccontano tutta la vita di Lanciotto Baldanzi. Sono custoditi nella piccola casa popolare dove l’artista vive da 25 anni e che è diventata il suo atelier, a Terricciola. L’arte come via di fuga da una realtà che è causa di sofferenza. In pochi metri quadrati, con le pareti che raccontano ogni pensiero di un uomo che trascorre i suoi giorni disegnando, dipingendo o raccogliendo frammenti di nastri colorati che diventeranno decorazioni di oggetti e soggetti per quadri. Ma chi è Lanciotto Baldanzi? Chi ha visitato a Lajatico le mostre estive di ArtInsolite – evento promosso da Teatro del Silenzio – ricorderà la sua bara colma di rose rosse, gli arredi sacri decorati a mosaico con minuscoli tasselli dorati che altro non sono che nastri scintillanti per confezionare pacchi regalo, quadri sapientemente intarsiati con texture geometriche e ripetitive, sculture art brut modellate dal tempo e, come dice l’autore, “da 40 anni di polvere”.

Lanciotto Baldanzi è un pittore nato nel giorno di San Valentino del ‘49 a Terricciola.

Inizia la sua attività di pittore a partire dagli anni ‘60, ispirandosi a maestri, come lui stesso ci racconta accogliendoci nel suo atelier, come Picasso e Van Gogh dai quali riprende l’utilizzo di tonalità forti, decise e contrastanti e la distruzione e ricomposizione delle immagini. Ma sono le circostanze della sua vita a guidare il suo modo di raccontarsi attraverso l’arte.

Nel decennio ‘70-‘80 concentra la sua produzione su quadri, cartoncini, foto, sculture e compone le sue opere utilizzando ciò che trova: spille, cellophan, chiodi, legni. L’occhio, la figura ricorrente in molte sue opere del passato, descrive Lanciotto nel suo intimo e descrive la sua volontà di spaccare, frantumare, la realtà immensa e caotica del mondo, cercando di riprodurre in scala ridotta il suo universo.

Incontriamo Lanciotto insieme al curatore Carlo Alberto Arzelà che ha inserito le sue opere, sotto la stimolante regia di Alberto Bartalini, nella rassegna estiva di Artinsolite promossa a Lajatico per fare conoscere artisti contemporanei e talenti emergenti del panorama nazionale e locale. Artinsolite non è una rassegna d’arte convenzionale, come in questo caso, il rapporto fra artista e il regista Bartalini, è di reciproco stimolo: «Alberto mi ha dato la possibilità di sperimentare e di realizzare opere alle quali non avevo ancora pensato che si rapportano con lo spazio espositivo in maniera unica e sorprendente… questa è una delle cose che ricorderò con più piacere, così come l’emozionante serata di presentazione della rassegna» racconta l’artista. «Lanciotto – sottolinea Bartalini – è un artista che per la sua sensibilità, qualità espressiva, la sua eclettica creatività, merita senz’altro un palcoscenico importante… vedo in lui una grande potenzialità che può sicuramente confrontarsi a livello internazionale, su temi che non riguardano solo la pittura ma possono sconfinare addirittura nel design e nella decorazione senza pregiudizi di limite». Era da tempo che Lanciotto non esponeva. «È stata per me una grande emozione, ne sono stato onorato». Baldanzi in passato ha partecipato a numerose mostre locali e ha esposto che in varie gallerie come L’Elefante a Livorno, Galleria Le Ore a Milano, Galleria Lucio Amelio a Napoli. Durante questi anni ha frequentato pittori come Mino Trafeli, Arturo Carmassi, Roberto Ercolini e lo scultore costaricano Jorge Jimenez Martinez.

“Abitare” è stata l’ultima esposizione alla quale ha partecipato. Si svolse a Colonia nel 1986 e con l’aiuto di una importante gallerista (Giusy Santoro Timpanaro). «Ho venduto più di 120 quadri in quell’occasione – racconta –. A Colonia ho conosciuto Eva Ovance, nota artista tedesca, oltre a tantissimi altri personaggi benestanti del luogo. Tempi che ricordo volentieri».

Sarà l’amore per il suo paese e per le sue abitudini a farlo tornare in Italia. E a Terricciola continua anche oggi ininterrottamente a dipingere e comporre collage nella sua casa-atelier, «serbatoio di racconti, tele colori ed emozioni unico al mondo davanti a una finestra che guarda le morbide colline toscane», fa notare Arzela’, mentre chiede a Lanciotto di parlarci delle opere che sono alle pareti.

Un’esistenza travagliata quella di Lanciotto. Nel 1990 è stato protagonista di un gesto estremo, che lo portò a dare fuoco a più della metà della sua produzione, andata persa per sempre. «È andato così, ho distrutto tanti quadri, pensavo di doverlo fare», dice Lanciotto. C’è anche chi pensa che sarebbe interessante fargli realizzare soggetti da riprodurre sulle pareti esterne delle case popolari del suo paese.

I suoi quadri spesso sono una sua auto-confessione, immagini introspettive colme di significati che egli non vuole svelare a tutti ed è per questo che talvolta ne omette il titolo. Ma nell’intimità del suo microcosmo, in casa ha tutto quello di cui ha bisogno, davanti a una tazzina di caffè o a un bicchiere di Ferrari i ricordi riaffiorano con spontaneità. –

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di Redazione web