Sicurezza
Odissea in Oculistica «Non posso visitarla il mio turno è finito»
Un prof di ginnastica si fa male ed è costretto a due viaggi al Lotti di Pontedera. «Spero vengano presi provvedimenti»
VOLTERRA. Un colpo accidentale a un occhio si trasforma in un’odissea per un insegnante di educazione fisica, con scarsa volontà di agevolare la soluzione del problema da parte di alcuni medici con i quali il prof ha avuto a che fare per questo caso.
«Non voglio fare sterili polemiche – dice Gianni Pagni, docente di scienze motorie e sportive all’istituto Niccolini di Volterra – o fare di tutta l’erba un fascio. Mi auguro che chi di dovere sappia, nei tempi e nei modi che riterrà opportuni, richiamare l’attenzione di questi due oculisti che non hanno assolutamente dato un buon servizio né tantomeno un buon esempio».
Tutto inizia con un colpo di un pallone in palestra durante una lezione. La vista all’occhio sinistro si annebbia e il giorno dopo Pagni va al pronto soccorso di Volterra. Dopo una visita iniziale lo mandano in Oculistica. L’esito del controllo è: «Al polo posteriore si evidenzia presenza di lesione ad aspetto di cisti e si consiglia una Oct (una tomografia ottica computerizzata, ndr)».
«L’oculista prende contatto con l’ospedale di Pontedera per farmi fare questo esame – racconta l’insegnante – che, però, non evidenzia presenza di cisti. A quel punto chiedo di chiudere la pratica aperta nel pronto soccorso di Volterra, ma nonostante la disponibilità, il medico mi risponde che nella richiesta c’è solo l’effettuazione dell’esame, sebbene capisca che quando arriverò a Volterra l’oculista non sarà più in servizio e per questo prova a chiamarlo telefonicamente, senza risultato».
Una volta tornato al Santa Maria Maddalena, il prof va di nuovo al pronto soccorso, ma il medico di turno non può fare altro che contattare lo specialista che lo aveva visitato all’inizio dell’odissea. «Mi riferisce – riprende il docente – che l’oculista ha detto testualmente “Va tutto bene, le dica di rivolgersi al suo oculista di fiducia”. Chiedo al medico di pronto soccorso come possa l’oculista dire che “Va tutto bene” se non conosceva nemmeno la risposta dell’esame che mi aveva fatto fare. Inoltre mi chiedo come possa un medico di una struttura pubblica dare un consiglio del genere. Espongo il mio disappunto. Il giorno dopo mi reco regolarmente al lavoro, ma in segreteria mi fanno notare che la pratica di pronto soccorso è rimasta aperta per cui avevo bisogno di una visita che concludesse con una diagnosi scritta definitiva e mi consigliano di contattare di nuovo l’ospedale di Volterra».
Così si riparte. Dopo una telefonata, Pagni apprende che l’oculista sarà in ospedale alle 12.30. L’insegnante arriva con un quarto d’ora d’anticipo. «Alle 12.45 è il mio “turno” ma il medico mi dice che non può chiudere la pratica perché per farlo dovrebbe visitarmi e che non può farlo dato che il suo turno terminava alle 12.30, per cui mi “consiglia” di tornare al pronto soccorso di Pontedera – sottolinea il professore di educazione fisica –. Indignato e arrabbiato, prima di recarmi a Pontedera vado all’Urp e manifesto la mia contrarietà al responsabile di questo ufficio». Arrivato a Pontedera, viene inviato ad Oculistica dove viene sottoposto a visita completa e Oct, chiudendo così la pratica.
«A questo punto mi sorge spontanea una domanda – dice Pagni –. Ma se avessi avuto qualcosa di grave? Possibile che un caso di pronto soccorso preveda 48 ore di tempo per una diagnosi? E inoltre: ma tutte le persone sono in grado di andare due volte in due giorni a Pontedera? E gli anziani? Chi non ha mezzi propri?».
E ora si aspetta provvedimenti da parte dei dirigenti dell’Asl, perché «non sarebbe normale né giusto limitarsi a guardare i fatti senza “fare niente”. Difendere l’istituzione sanitaria significa anche non permettere che avvengano simili fatti e nel caso invece in cui accadessero, fare in modo che non si ripetano». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google