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Gabbrielli, da Ponte a Egola agli Usa e ritorno: «Ho vinto la mia sfida imprenditoriale»

Gabbrielli, da Ponte a Egola agli Usa e ritorno: «Ho vinto la mia sfida imprenditoriale»

Il titolare della Vesta Corporation ha inaugurato i nuovi locali  «Non è vero che i giovani sono svogliati, hanno meno opportunità» 

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il personaggio

«Ci attende un futuro molto selettivo, per tutto il settore conciario: io sono pronto a combattere. Non possiamo fare niente su ciò che non dipende da noi, ma su tutto quello che dipende da noi abbiamo il compito di fare l’impossibile». Parola dell’imprenditore Sauro Gabbrielli, titolare della Vesta Corporation di Ponte a Egola, che ieri ha inaugurato i nuovi locali. Un’occasione per parlare delle prospettive del settore, con uno sguardo anche al passato. «In conceria ci sono nato. Ho iniziato nel 1979 fino al 1991. Nel 2008 mi sono fermato con l’attività negli Stati Uniti, dove lavoravo nel mondo della moda e ho deciso di accettare questa nuova sfida. E ne è valsa la pena: nonostante le difficoltà della congiuntura economica di quegli anni di crisi – era il 2010 – non ho rimorsi, né rimpianti. Anzi, i risultati dell’azienda stanno dando ragione all’operazione che abbiamo svolto».

La Vesta Corporation è l’orgoglio di Gabbrielli: «Il segreto? Il clima di familiarità che si percepisce in azienda, tra tutti i dipendenti. È questo che fa sì che tutti riescano a esprimere al massimo il proprio potenziale. Tanto per fare un esempio, tempo fa un responsabile andò via dall’azienda di sua volontà. Ci rimasi male, anche perché è l’unico caso che mi è capitato, e mi sono domandato se io avessi sbagliato qualcosa. Dopo due anni però mi chiese di tornare e fui contento di riaccoglierlo tra noi».

Un “tesoro” che non deve andare perduto: «Oggi il desiderio più forte che avverto è quello di lasciare l’azienda in buone mani. Ho già individuato tante persone valide intorno a me e questo mi conforta molto. Anche se le forze non mi mancano e mi sento ancora in grado di condurre l’attività (tengo il conto dei passi, ne faccio una media di 12.000 al giorno), è inevitabile che io inizi a pensare a cosa ne sarà dell’azienda se la salute non dovesse continuare a supportarmi. Il rischio che avverto maggiormente è che l’azienda muoia nelle mie mani. Se ciò accadesse, vorrebbe dire che tutte le fatiche che ho fatto fino ad ora le ho compiute invano». Il titolare della Vesta ha fiducia nelle nuove generazioni: «Nei primi anni Ottanta c’erano tanta imprenditoria e tanta capacità artigianale. Se penso ai giovani, credo che non abbia ragione chi dice che sono svogliati. La verità è che a loro mancano le tante opportunità che c’erano fino a qualche anno fa e quindi non hanno gli stimoli giusti. Mi accorgo che oggi c’è anche tanta distrazione rispetto a prima, quando si socializzava di più e ci incontravamo volentieri per passare del tempo insieme. Un’altra cosa che ho notato di diverso dal passato è anche una diffusa mancanza di rispetto, che si nota in generale dal comportamento, dal modo di fare delle persone e di relazionarsi con gli altri». Che invece è fondamentale: «È importante che noi percepiamo cosa il cliente si aspetta dal nostro prodotto per realizzare un pellame che lo possa trasmettere. A noi spetta il compito di tradurre le richieste dei clienti in un lavoro finale, curato nel dettaglio, con l’attenzione all’utilizzo e ai servizi accessori. È necessario anche saper gestire al meglio il rapporto col cliente. I clienti di oggi sono pochi e selettivi. La situazione è diversa degli anni ‘80 e ‘90, quando le aziende erano tante, era facile aprirne di nuove e c’era prospettiva per chiunque avesse spirito di iniziativa. Oggi sono in pochi ad emergere. Mancano gli sbocchi, e tante opportunità lavorative che c’erano un tempo sono andate lentamente a morire». —



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