Sicurezza
Si presenta allo screening dopo l’invito dell’Asl ma la provetta va perduta
La denuncia di una cittadina che si era rivolta al distretto di Navacchio per la prevenzione del tumore al colon retto
CASCINA. La provetta dello screening per la prevenzione del tumore del colon retto non si trova. E dopo quasi quattro mesi di attesa una cittadina si trova costretta a prendere atto che è andata smarrita.
A raccontare la spiacevole esperienza avvenuta al distretto di Navacchio è Selene Bugnoli, 50 anni, di Pisa. Avendo compiuto il mezzo secolo lo scorso 13 luglio, a settembre le è arrivata la lettera di invito per effettuare l’esame per la prevenzione del tumore al colon retto. «Vado alla Asl di via Cilea a Pisa, al Cep, e ritiro la provetta. E riconsegno dopo due giorni la provetta al distretto socio-sanitario di Navacchio, che fa sempre parte dell’Asl Nord Ovest».
Del resto, nella lettera di invito ad effettuare lo screening si dà la possibilità all’utente di rivolgersi a più strutture. «Passa un mese, due mesi, torno di nuovo al distretto dove ho consegnato la provetta e l’infermiera mi dice che lei l’ha mandata via ed è troppo presto per la risposta. Poi aggiunge che anzi è meglio, perché se c’è qualcosa che non va si viene contattati nel giro di qualche giorno». Il tempo passa ma la risposta non arriva.
«Siamo a dicembre, tutto questo accadeva nei primi giorni di settembre. Scrivo una mail all’Asl e mi danno un nuovo appuntamento per il 7 gennaio 2020». Possibile? L’Asl non ha il risultato. La provetta risulta ritirata al Cep ma poi non è più tracciato il suo percorso. «L’Asl mi dice che loro non sono responsabili. Per farla breve, contatto il centro screening oncologico dove vengono effettuate le analisi e mi confermano che la mia provetta non è mai arrivata». Una risposta che la cittadina non voleva sentire.
«Può capitare di sbagliare ma non sarebbe stato giusto contattarmi per dirmi che la provetta era stata smarrita? In teoria uno potrebbe aver perso quattro mesi di tempo che, lo sappiamo bene, in certe situazioni, possono essere anche vitali».
La cittadina sceglie di andare in un ambulatorio privato. «Con 21 euro si fa il test con tre provette in quanto con una sola c’è molta probabilità di falsi negativi e positivi e in giornata ti inviano per mail la risposta – spiega –. Mi domando: paghiamo un sacco di tasse, e poi per una volta che ci fanno qualcosa di gratuito non funziona». Oltre alla “distrazione” la cittadina trova da ridire sui modi usati dal personale. «Tornerò al distretto di Navacchio e voglio parlare con l’infermiera che mi ha detto che è tutto ok, anche un po’ scocciata. Al l telefono non risponde mai nessuno, sarò costretta ad andarci di persona. Ho segnalato la storia anche al Tribunale per i diritti del malato di Pisa». –
S.C.
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