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Capitale della Cultura, l'amarezza di Volterra. «La candidatura di Pisa è il fallimento della politica»

Andreas Quirici
Capitale della Cultura, l'amarezza di Volterra. «La candidatura di Pisa è il fallimento della politica»

Fa discutere la concorrenza da parte della città della Torre pendente. Il sindaco Santi: situazione da evitare. Il suo predecessore: vi avevamo avvertiti

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VOLTERRA. Un affronto. Non sembrano esserci dubbi sulla sensazione che si respira a Volterra dopo l’annuncio della candidatura a capitale italiana della cultura da parte di Pisa. «Credo che si sarebbe potuto evitare», dice il sindaco Giacomo Santi. «È il fallimento della politica che dovrebbe guardare al territorio in maniera omogenea», tuona Jonni Guarguaglini, presidente del Centro commerciale naturale e presidente regionale dei giovani imprenditori di Confesercenti.

«Spiace dirlo, ma ve lo avevamo detto», aggiunge l’ex sindaco Marco Buselli dopo che per anni la sua giunta ha sostenuto che la città etrusca è più legata alla Val d’Elsa e a Siena che a Pisa.. Ieri Palazzo dei Priori ha inviato la manifestazione d’interesse al Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (Mibact) per candidarsi al titolo per il 2021. Pisa l’aveva fatto il giorno prima, proprio nel momento dell’annuncio che ha provocato il risentimento tra i volterrani. «Pisa aveva provato sia la candidatura a livello italiano che europeo senza riuscire a ottenere il titolo – dice ancora Santi –. A noi non cambia niente, perché la candidatura per Volterra significa porre le basi per un piano regolatore della cultura e del turismo che, indipendentemente dall’esito, consegnerà alla città un progetto concreto da seguire. Quella di Pisa mi sembra un tentativo estemporaneo». Il sindaco lascia da parte la politica: «Non voglio pensare agli schieramenti tra noi che siamo di centrosinistra e gli amministratori di Pisa che sono di centrodestra. E non credo neppure che la Regione avrebbe potuto influenzare in qualche modo la decisione della giunta del sindaco Michele Conti. Ma credo che a livello regionale si sarebbe dovuto svolgere un confronto per evitare situazioni come questa».

Pisa mette i bastoni tra le ruote a Volterra dopo che quest’ultima, col cambio di giunta, ha fatto di tutto per inserirsi nel contesto provinciale. A differenza dei precedenti amministratori che guardavano più verso Siena e che erano usciti dall’ambito turistico pisano per entrare in quello della Val d’Elsa.

L’ingresso nel brand della Camera di Commercio Terre di Pisa da parte dell’amministrazione comunale era stato un atto simbolico per dire di guardare ai due versanti della Toscana. Ma ora il “tradimento” del capoluogo mette in dubbio la bontà della scelta. «Credo che dalla Camera di commercio il presidente Valter Tamburini dovrebbe esprimersi – dice Guarguaglini – perché questa vicenda danneggia Volterra, ma anche le politiche di unione di un territorio che ambisce a proporsi al mondo nella sua veste migliore. E proprio all’esterno, vedere due città della stessa provincia candidate per lo stesso titolo è davvero imbarazzante».

«Commentare questa situazione è come sparare sulla Croce rossa – dice Buselli – perché Volterra ha un suo dna che non è né pisano né fiorentino o senese. L’uscita dall’ambito turistico della provincia di Pisa era per far riflettere sul fatto che eravamo stati abbandonati da un ente come la Provincia che non ha mai pensato di farci le strade e dotarci dei servizi che altrove sono la normalità. E ora questi sono i risultati. Ma ciò che mi dispiace è che chi viene danneggiato è solo Volterra».

Rincara la dose il gruppo di opposizione Per Volterra, di cui fa parte proprio Buselli, attaccando l’assessore alle culture Dario Danti e criticando la scelta di aderire a Terre di Pisa. —

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