Il Tirreno

Pontedera

PREMIO GHINETTI

Buffa in cattedra, maestro che è in grado di ispirare

Cristiano Marcacci
Il sindaco Simone Giglioli consegna il premio Ghinetti a Pier Vittorio Buffa
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Il sindaco Simone Giglioli consegna il premio Ghinetti a Pier Vittorio Buffa

Uno dei cronisti d’inchiesta più affermati d’Italia ospite di San Miniato per la consegna del prestigioso premio Ghinetti. Applausi anche a Alessandra Gozzini che riceve il premio Ghinetti giovani

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Roberto Ghinetti non c’è più da 26 anni. Un’era del giornalismo fa, ma i princìpi cardine del mestiere, di una delle professioni più belle e affascinanti, sono rimasti sempre quelli. Nonostante la trasformazione e la maggior velocità del modo in cui oggi si diffondono le notizie. Ovviamente, bisogna saper scrivere e catturare, con l’arte della parola, l’attenzione del lettore. Ma non basta: fondamentali sono la curiosità e un’accurata verifica delle notizie di cui si è venuti in possesso. Talvolta, infatti, non basta fare affidamento alla “fonte”.

«Oggi i princìpi del giornalismo non sono diversi da quelli di ieri. E se la curiosità era, nel decenni scorsi, un elemento imprescindibile lo è ancora di più oggi. Un giornalista non curioso è bene che si riponga». Chi parla non è uno qualsiasi. Chi ha parlato così di fronte a decine di studenti è Pier Vittorio Buffa, quarant’anni di carriera alle spalle da cronista d’inchiesta de l’Espresso a direttore dei giornali locali ex Finegil, ora del Gruppo Gedi. A lui e a tutto quanto il suo nome ha rappresentato e rappresenta per l’evoluzione digitale della professione il sindaco di San Miniato Simone Giglioli ha consegnato il premio intitolato alla memoria di Roberto Ghinetti, il giovane praticante de Il Tirreno morto prematuramente nel 1993. Il conferimento è avvenuto nell’auditorium dell’istituto tecnico Cattaneo alla presenza degli studenti delle classi quinte (compresi quelli del liceo Marconi).

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È a loro, e a chi di loro intende incamminarsi lungo la strada della gavetta giornalistica, che le motivazioni del premio sono state dedicate: “Quarant’anni di professione, dalla macchina da scrivere al cloud, raccontando fatti e firmando scoop ma anche, e soprattutto, integrando e sperimentando nuovi modi di comunicare. In Pier Vittorio Buffa coincidono le diverse figure del giornalista: quella del classico scrittore bohémien, quella del cronista da strada e ancora quella del direttore illuminato e quella dell'innovatore digitale. Un eroe del giornalismo da quando, nel 1982, finì in carcere per non aver rivelato le fonti dell’inchiesta “Il rullo confessore” sulle torture nella questura di Mestre inflitte ai brigatisti coinvolti nel sequestro del generale americano James Lee Dozier. Un precursore della professione da quando, nel 2007, con un manipolo di giovani giornalisti ha dato il suo contributo alla rivoluzione digitale. Un maestro per tanti giornalisti in passato e, oggi, per una generazione di aspiranti cronisti. Insomma, un comunicatore in tutte le forme e con tutti i media disponibili”.

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Bisogna tornare indietro di dieci anni, all’aprile del 2009, per trovare la prima copertura digitale di un maxi evento nazionale. Fu il terremoto dell’Aquila, che fece ben 306 morti. Grazie proprio a Buffa e al suo team di esperti impegnati ai siti Internet dell’allora Gruppo Espresso, l’Italia intera potè avere notizie sul disastro prima ancora che dai telegiornali. Alla direzione del quotidiano abruzzese Il Centro c’era allora Luigi Vicinanza, già direttore anche de Il Tirreno, che oggi è condirettore editoriale di tutto il Gruppo Gedi. Anche lui era a San Miniato ieri mattina: «Quel giorno – ha ricordato – era per noi impossibile lavorare ad un’edizione straordinaria cartacea, perché la distribuzione sul territorio, a causa del terremoto, sarebbe stata impossibile. Buffa ci mise subito a disposizione i siti e in quel modo l’Italia venne a sapere in tempo reale dell’enorme tragedia che si stava consumando». E poi, nei giorni successivi, arrivò il Memoriale. «Sperimentammo – ha spiegato Buffa – uno strumento informatico evoluto che ci consentisse di preparare una scheda conoscitiva di ognuno dei 306 morti. Invitammo i lettori a fornirci i dati e in pochi giorni tutte le schede si riempirono di fotografie e informazioni. Un primo grande esempio di giornalismo al servizio della comunità. Di cui oggi Il Tirreno è sicuramente un modello».

Ed è proprio un giornale di comunità la sfida quotidiana di Fabrizio Brancoli, direttore de Il Tirreno, il quale nel presentare Buffa ha parlato di un noto “influencer”, Socrate. «Disse che un mediocre insegnante racconta, un bravo insegnante è colui che spiega, un eccellente insegnante dimostra, mentre un maestro con la “m” maiuscola ispira. Ecco, ispirare è una vocazione. Ed è quella del Maestro Buffa, lui ha sempre saputo ispirare».

E dal giornalismo si è fatta ispirare da sempre Alessandra Gozzini, sanminiatese doc, ieri un po’ profeta in patria essendo sotto la luce dei riflettori per la vittoria nel premio Ghinetti sezione Giovani. Lei è ormai una firma stimata e seguita de La Gazzetta dello Sport e con tenacia e bravura ha tagliato uno dei traguardi più ambiti per una donna, quello di affermarsi in un settore, il giornalismo sportivo appunto, tradizionalmente riservato ai maschi. “Dinamica nella scrittura e lontana da qualunque tipo di faziosità” recita la motivazione letta con orgoglio dal “suo” sindaco Giglioli. —

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