Finanza
Affitti, ancora tanta diffidenza per gli immigrati
pontedera. Gli immigrati promuovono i servizi al cittadino garantiti nei comuni del nostro territorio. Ma fanno fatica a trovare una casa e ad entrare nel mercato del lavoro. È quanto emerge da un sondaggio, somministrato da alcune associazioni di immigrati a loro connazionali che risiedono in Valdera e nel Valdarno. Lo studio viene presentato oggi, alle 17, al Centrum Sete Sois Sete Luas, all’interno di un evento pubblico dal titolo “Casa dolce casa. Ma lo è per tutti?”.
Il sondaggio ha coinvolto oltre 300 immigrati, equamente distribuiti tra uomini e donne, di un’età media di 37 anni, residenti nel territorio - e in particolare a Pontedera, Castelfranco, Calcinaia, Ponsacco, Santa Croce, Montopoli, Buti, San Miniato, Casciana Terme, Fucecchio, Bientina e Santa Maria a Monte - da oltre 15 anni. Operai, casalinghe, studenti, disoccupati. Tra le figure intervistate anche uno stilista e un calciatore. Le comunità più “indagate”: la senegalese e la marocchina, ma sono stati intervistati anche nigeriani, romeni, albanesi, tunisini, gambesi, egiziani, algerini, macedoni e pakistani.
Gli immigrati intervistati, in particolare, promuovono il diritto allo studio sufficientemente garantito secondo otto stranieri su dieci. Le occasioni formative sono di sufficiente o buona qualità per 7 stranieri su dieci. I servizi scolastici sono giudicati positivamente da 86 immigrati intervistati su 100 Lo studio ha indagato sull’accesso degli immigrati ai servizi sociali e sanitari: è «sufficientemente garantito» a tutti, secondo il 57% degli intervistati, mentre il 34% dà un giudizio ancora migliore. Solo il 7 per cento degli intervistati boccia i servizi sociali e sanitari offerti dal proprio comune: lamentando i tempi troppo lunghi che gli utenti devono attendere per ottenere un appuntamento, o la poca disponibilità e cortesia degli operatori. Gli immigrati intervistati suggeriscono di potenziare il numero di medici e operatori socio-sanitari. Chiedono più mediatori e desiderano più servizi anche fuori dal centro cittadino. Promosso il servizio offerto dagli uffici anagrafe, giudicato «sufficiente» dal 57% degli intervistati, «buono» dal 30% e «insufficiente» dall’8%. Gli immigrati che hanno avuto problemi con l’ufficio anagrafe lamentano una cattiva organizzazione, troppa burocrazia, problemi di comprensione della lingua. E suggeriscono di migliorare l’accoglienza, di rinnovare il personale (magari «destinando» a questo servizio operatori capace di parlare più lingue) e di aprire gli sportelli in orari più accessibili per chi lavora (ad esempio al sabato).
L’accesso al mercato del lavoro è, invece, uno degli aspetti più critici della vita degli immigrati nelle nostre città. Gli intervistati lamentano la mancanza di lavoro, raccontano storie di discriminazione e il mancato riconoscimento dei titoli. In generale, l’accesso al mercato del lavoro non è garantito a sufficienza secondo 57 immigrati intervistati su 100. Anche trovare casa è un’impresa nella percezione di 52 immigrati intervistati su 100: per la diffidenza che c’è tra i locatari, per gli affitti troppo cari, per le eccessive garanzie richieste, per la difficoltà di accesso alle graduatorie delle case popolari, per l’assenza di agevolazioni economiche. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google