Toscana
«Riportare la Fondazione al centro del suo territorio»
Obiettivi e progetti del presidente Antonio Guicciardini Salini: «Verso un rilancio affidato ad ingressi di giovani imprenditori e professionisti»
Da poco più di due mesi è tornato al timone della sua grande “passione”, la Fondazione Cassa di risparmio di San Miniato. Era il 24 settembre quando Antonio Guicciardini Salini venne nominato presidente durante l’assemblea del consiglio d’indirizzo. Guicciardini Salini, che resterà in carica fino al 2023, ha svolto la professione di antiquario, è fondatore dell’associazione culturale “Arco di Castruccio” di Montopoli Valdarno, ha ricoperto la carica di vice presidente della Fondazione dal 2006 al 2011, poi di presidente dal 2011 al 2015. È socio della Fondazione dal 2002.
Presidente, cosa l'ha convinta a tornare alla guida della Fondazione?
«Mi ha convinto il senso di responsabilità verso questa storica istituzione e il forte interesse di riportarla a quella visibilità, a quel ruolo che gli compete sul territorio. Ma molto importante è stato il gradimento, la considerazione verso la mia persona che ha espresso il corpo sociale della Fondazione. Mi è stato chiesto da più parti di assumere l’incarico di rilanciare la Fondazione, di cercare di riportarla al centro della vita del territorio. Purtroppo, i miei due predecessori alla presidenza, il dottor Marinella e il professor Rossi, hanno avuto l’onere di affrontare le problematiche prima di un possibile salvataggio della banca (la Cassa di risparmio di San Miniato, ndr) e poi della perdita della stessa. Mi corre l’obbligo di ringraziare tutti e due per la capacità e l’impegno che hanno profuso durante il loro incarico. Penso che il mio lavoro sia quello di traghettare la Fondazione verso un’altra fase, verso una nuova vita. Per questo dovremo individuare e portare in Fondazione nuove persone, più giovani: professionisti, professori, industriali, persone delle più varie classi e categorie. Che non hanno vissuto le vecchie stagioni legate alla banca e che possono portare energia e nuova linfa. Dobbiamo individuare anche personalità importanti che possano incrementare il prestigio della Fondazione».
Il quadro è appunto cambiato e la Fondazione ha dovuto assestarsi ad una nuova dimensione. Che ruoli secondo lei può e deve svolgere sul territorio e quali obiettivi deve porsi?
«Sono stato vicepresidente e poi presidente della Fondazione quando era azionista di maggioranza della Cassa di risparmio di San Miniato, erano tempi in cui Fondazione e banca venivano viste come una cosa sola. L’interesse del corpo sociale era rivolto essenzialmente alla banca e a tutto quello che ad essa era inerente. Questo era una stortura perché la banca, seppur di enorme importanza, rappresentava un investimento del patrimonio della Fondazione. Credo che adesso il ruolo dell’istituzione sia quello che in realtà ha sempore avuto, e cioè di prendersi cura del territorio, di aiutare la crescita e lo sviluppo culturale ma non solo. Spero che con la collaborazione della banca Crédit Agricole, con cui abbiamo un ottimo rapporto, si possa continuare ad avere anche uno sguardo sul comparto industriale, e mi riferisco in special modo al comparto cuoio e pelli. La Fondazione potrebbe avere un ruolo in certe problematiche economiche del territorio, essere tavolo di concertazione su situazioni di cui si parla da anni e, ripeto, con la collaborazione della Crédit Agricole, potremmo raggiungere certi obiettivi o perlomeno provarci».
Quali sono le prime iniziative che intende mettere in atto?
«Credo che potremmo farci promotori di varie iniziative a carattere culturale e sociale. Palazzo Grifoni vorrei che ritornasse ad essere centro di conferenze, convegni e mostre di vario genere. Dovrò poi vedere quali sono le prossime ricorrenze del territorio in modo da celebrarle con varie iniziative ed eventi. Sicuramente mi piacerebbe valorizzare personaggi storici, economici ed artistici del territorio. Spesso anche con poche risorse si possono organizzare eventi significativi. Una cosa è certa, le erogazioni della Fondazione dovranno essere conosciute dai cittadini. La Fondazione ha fatto cose eccellenti nel passato: ha finanziato restauri di opere d’arte, di beni architettonici, scuole, rifacimenti di piazze, rotatorie stradali, è intervenuta nel sociale con l’assistenza agli anziani, ai bambini meno fortunati, ha finanziato mense di carità e centri di aggregazioni e assistenza di vario genere. Ha sostenuto associazioni del territorio in tutti i settori. Oggi dovremo agire in maniera più mirata, visto che le risorse sono minori, ma non per questo gli interventi saranno meno importanti». —
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