Il Tirreno

Pontedera

caso azienda speciale servizi pubblici locali 

Condannati ex manager per compensi non dovuti

Pietro Barghigiani

L’allora presidente Quinti (già avviato una rateizzazione) e il direttore generale Parenti devono risarcire la società versando circa 17mila euro 

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CASTELFRANCo. Uno, l’ex presidente, ha già iniziato a restituire a rate i compensi illegittimi percepiti per la sua carica. L’altro, l’allora direttore generale dell’Azienda Speciale Servizi Pubblici Locali, è stato condannato a versare alla società la sua quota per danno erariale.

La sentenza della Corte dei conti chiude a livello contabile il caso sollevato anni fa dalla lista "Castelfranco sopra a tutto" e poi dai grillini.

Enrico Quinti, 48 anni, ex assessore e all’epoca dei fatti presidente dell’azienda pubblica, si dimise. Quei 9mila euro lordi all’anno non gli spettavano. Sia Quinti che Michele Parenti, 64 anni, ora segretario comunale a Stazzema dopo aver svolto lo stesso incarico a Camaiore e Pietrasanta, sono stati condannati a risarcire l’azienda con 14mila euro (9mila euro dei 23mila contestati inizialmente sono andati prescritti): l’ex presidente con 7mila euro (ma ne ha già pagato oltre 6mila attraverso la rateizzazione; l’ex direttore generale circa 10mila, 7mila più i 3mila per due pareri legali chiesti e considerati danno erariale «perché senza effettiva esigenza».

All’origine del caso la legge secondo la quale «la partecipazione agli organi collegiali, anche di amministrazione, degli enti che comunque ricevono contributi a carico delle finanze pubbliche, nonché la titolarità di organi dei predetti enti, deve essere onorifica, pena la responsabilità erariale – scrivono i giudici contabili –. Il presidente dell’azienda aveva percepito il compenso anche successivamente alla entrata in vigore della norma di contenimento della spesa, in specie sino al 2014, anno durante il quale la nuova amministrazione subentrata decideva di sospendere l’erogazione del compenso in linea con la citata normativa».

Che Quinti non avesse diritto all’indennità lo ribadisce l’amministrazione comunale che, nel 2014, gli rinnova l’incarico, ma senza prevedere compensi.

«Parimenti sussiste la responsabilità per il direttore generale dell’azienda che, responsabile dell’apparato burocratico – scrivono i giudici – non solo non si è attivato per ricondurre nella legittimità l’attività di corresponsione dei compensi, ma nonostante vi fosse una delibera della giunta comunale volta ad attivare le azioni necessarie finalizzate all’interruzione della prescrizione ed al recupero delle somme erogate al Quinti (illegittimamente con danno erariale), non solo non eseguiva le direttive dell’ente locale controllante, ma, oltre ad essere corresponsabile nella causazione del danno derivante dalle dette indennità, causava un ulteriore danno derivante dal conferimento di due mandati di consulenza (per un importo totale di 3.684 euro)». —

Pietro Barghigiani

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