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Grillaia, il sindaco Bini «Prima di tutto viene l’interesse dei cittadini»

Pietro Mattonai

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TERRICCIOLA. Il percorso tecnico riguardante il progetto presentato dalla società titolare della Grillaia di Chianni si sta concludendo. La discarica, di proprietà privata, a oggi necessita di una messa in sicurezza definitiva: dalla sua chiusura, arrivata nel 1998, il progetto di chiusura definitiva non è stato ancora realizzato.

Sono passati quindi più di vent’anni dall’ultimo conferimento alla Grillaia, che durante gli anni Novanta ha accolto anche fanghi conciari. È addirittura dal 2007 che i tre comuni confinanti – Terricciola, Lajatico e, appunto, Chianni – hanno dato avvio a un confronto scaturito dopo la sottoscrizione di un protocollo d’intesa con il quale si chiede la messa in sicurezza dell’area e la chiusura definitiva della Grillaia. Nonostante gli anni passino, però, non si è ancora giunti a una soluzione. In ballo ci sono due ipotesi sulle modalità di chiusura della discarica. La prima è relativa al progetto che prevede un permesso a costruire e, di conseguenza, una sostanziale riapertura dei conferimenti e delle attività attraverso l’apporto di lastre di cemento o amianto, fino al raggiungimento delle quote necessarie per una conformazione a norma di legge. Il tutto per garantire un ricavato minimo che permetta di pagare le spese, ma anche trarre dei benefici economici. La seconda, invece, è quella promossa dal sindaco di Terricciola, Mirko Bini, che spera in una soluzione decisamente meno invasiva. «Solo in un caso sono disposto ad aprire un tavolo – spiega – ovvero quando si deciderà di ripartire dal protocollo rifiuti zero, valutando la fattibilità e studiando metodi meno avveniristici, rimettendo al centro l’interesse dei cittadini e non il piano aziendale della proprietà».

Queste, dunque, le condizioni di Bini, che non prende in considerazione una nuova riapertura della Grillaia. «Terricciola ha già fatto tanto e non ha certo intenzione di sobbarcarsi ancora una volta i costi sociali, economici e politici di soggetti privati – tuona – ricordo, poi, che negli anni Novanta il sito ha causato scontri e proteste: non accetteremmo mai, quindi, progetti in cui si dà nuovamente il via alla costruzione». Per Bini, in sintesi, c’è una sola strada da percorrere. «Quel sito dev’essere messo in chiusura definitiva – conclude – non accoglierò una soluzione di smaltimento inquinante, a costo di mettermi la fascia da sindaco e andare davanti ai cancelli del sito». —

Pietro Mattonai

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