Il Tirreno

Pontedera

la sentenza 

Botte alla compagna ristoratore condannato

Botte alla compagna ristoratore condannato

Due anni e due mesi a un imprenditore della Valdera Riconosciuto colpevole di lesioni e maltrattamenti

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pontedera. Quasi due ore di camera di consiglio e poi la sentenza poco prima delle otto e mezzo di sera: 2 anni e 2 mesi per maltrattamenti e lesioni aggravate.

È il verdetto pronunciato dal giudice Grazia Maria Grieco a carico di un noto ristoratore della Valdera, 43 anni, denunciato dall’ormai ex compagna per una serie di episodi che nel corso del dibattimento hanno trovato riscontri ritenuti credibili dal Tribunale. Difeso dall’avvocato Serena Caputo, l’imprenditore (omettiamo le generalità per tutelare la parte offesa, ndr) non ha avuto la condizionale e per il risarcimento dei danni - non concessa la provvisionale - dovrà essere avviato un procedimento in sede civile.

Il giudice si è preso 90 giorni per il deposito delle motivazioni. «Aspettiamo le motivazioni e poi faremo appello – spiega l’avvocato Caputo –. Di sicuro rispetto alle accuse iniziali il quadro accusatorio si è molto ridimensionato e la pena lo dimostra. Siamo pronti a riproporre le nostre tesi in secondo grado ritenendo non credibile, né attendibile l’accusatrice del mio cliente». Il pm onorario Massimiliano Costabile aveva chiesto una condanna a 2 anni e un mese. L’ex convivente era assistita dall’avvocato Lara Cucci. Stando alle querele delle donna i litigi a casa e nel ristorante erano frequenti e sempre più aspri non solo a livello verbale. Un peggioramento verticale nei rapporti soprattutto nelle fasi finali della loro relazione e convivenza. Uno degli ultimi episodi citati nelle udienze avvenne proprio all’interno dell’esercizio commerciale, e per giunta di fronte alla figlia di lei che, a quel punto, convinse la madre a raccontare tutto ai carabinieri. La donna fu costretta a ricorrere alle cure del pronto soccorso (dieci giorni di prognosi) e subito dopo presentò una prima querela per le percosse subite.

A quel punto, scattò un’inchiesta e l’uomo fu indagato per maltrattamenti contro familiari e conviventi, minacce e lesioni personali. Ancora oggi ha un divieto di avvicinamento verso la ex. Stando all’accusa il 43enne avrebbe strattonato più volte la convivente, stringendola al collo, colpendola con pugni e calci, facendole sbattere la testa contro la parete e un tavolo e offendendola e minacciandola più volte. «L’indagato – questa la motivazione espressa dal Gip che l’indagato non è riuscito a far modificare – manifesta un atteggiamento di costante persecuzione, molestia e aggressività nei confronti della persona offesa, che rende fondato il timore per la sicurezza e l’incolumità». Ieri la condanna in una storia che tornerà in Tribunale a Firenze. —



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