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La “pontederesità” è social Tanti i “gruppi” su Facebook

Pietro Mattonai
La “pontederesità” è social Tanti i “gruppi” su Facebook

Dal classico “sei di Pontedera se” a “Pontederesi 2.0” sono davvero molte le tribune su cui si svolge ogni giorno il confronto. E non mancano certo le liti 

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Pontedera. In principio fu “sei di Pontedera se”. Anzi, no: in principio fu “I love Pontedera”, ma qui si tratta soltanto di calcio a tinte granata e non di tutta la città in senso lato. Dunque, in principio fu proprio “sei di Pontedera se”, il gruppo Facebook creato nel 2014 – “I love Pontedera”, invece, addirittura nel 2011 – a dare inizio alla gemmazione (quasi) spontanea dei gruppi social che riguardano, appunto, Pontedera. Un micro-universo fatto di post, foto e tante, tante lamentele. Ma quanti sono questi "quartieri digitali"? E quante persone coinvolgono?

UN PASSO INDIETRO

Come detto, a dare inizio al gran galà dei gruppi Facebook fu “sei di Pontedera se”. Niente di originale, questo va detto: il 2014 è l’anno che ha segnato il boom del “sei di… se” in tutta Italia. Nasce come gruppo identitario, dove i pontederesi possono condividere aneddoti e fatti di vita, del passato e del presente. In breve: la cecina di una certa pizzeria, le foto della fiera di San Luca negli anni Novanta, il personaggio arcinoto per le sue stranezze, ecc. Una specie di bar virtuale dove tutti possono dire la loro e sentirsi parte di una comunità che, a oggi, ha raggiunto più di 13mila utenti. Presto, però, come molti esperimenti social – e come al bar – si finisce per litigare.

LA SCISSIONE…

Non che alla base della nascita dei nuovi gruppi ci sia l’odio o la ripicca, per carità. Ma quella voglia di crearsi uno spazio tutto nostro per dire in libertà quel che si vuol dire, quello sì. Così, nell’ottobre 2015, nella barra dei suggerimenti di Facebook spunta “sei di Pontedera se vuoi cambiare”: il titolo – tutto in caps lock, ovvero in maiuscolo – basta e avanza per riassumerne le intenzioni. Un gruppo di oltre 2400 persone, unite dal monito che campeggia nell’immagine copertina: “no offese, ma soprattutto no censura”. Nello stesso mese dello stesso anno, poi, nacque anche “Pontedera come era…(foto e ricordi della regina della Valdera)”: l’unico gruppo, forse, ad aver mantenuto sin dall’inizio l’intento primigenio di questi luoghi digitali, attraverso la narrazione di una Pontedera in bianco e nero. Qui, invece, sono poco meno di 5mila i pontederesi coinvolti.

…E OLTRE

Parafrasando Corrado Guzzanti nella sua imitazione di Fausto Bertinotti quando questi spiegava la strategia vincente della sinistra – quella dei virus, che scindendosi in migliaia di microscopici organismi, insieme, avrebbero avuto la meglio – anche Pontedera ha scelto di arrivare alla scissione dell’atomo. Esiste, quindi, anche il gruppo “Arena Pontedera… il luogo dello scambio di opinioni”, dove, nonostante il nome del gruppo faccia venire in mente Massimo Decimo Meridio impersonato da Russel Crowe, si confrontano solo dialetticamente poco meno di 350 utenti moderati da amministratori “di tutte le aree politiche”. E ancora, ecco “Pontederesi 2.0”: non si tratta di un’evoluzione antropologica del pontederese, ma di una piattaforma – privata – con oltre settecento membri che, “senza alcun tipo di censura”, esprimono le proprie idee. Il tutto senza contare i gruppi più piccoli e meno popolosi che si trovano su Facebook. Il paesaggio social di Pontedera è composito, ma il divertimento, leggendo qua e là, è di sicuro assicurato. —

Pietro Mattonai



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