Sicurezza
Ruba soldi e preziosi con raggiro: condannata
fornacette. Riconosciuta colpevole in primo grado e poi anche in appello, Maria Cavazza, 52 anni, originaria della provincia di Treviso e all’epoca dei fatti residente a San Miniato, si è vista respingere il ricorso contro la condanna inflitta dai giudici fiorentini.
È, quindi, definitiva la pena di un anno e mezzo pronunciata dal Tribunale di Pontedera nel 2013 per il reato di furto aggravato in concorso con una donna rimasta sconosciuta.
Cavazza si era impossessata di 3.500 euro e di numerosi oggetti d’oro e pietre preziose prendendoli dalla cassaforte di una pensionata a Fornacette.
Oltre al furto c’era l’aggravante del raggiro perché la donna non si era limitata a entrare con una scusa nella casa del suo bersaglio, dopo non essere riuscita a colpire in un appartamento accanto, ma aveva utilizzato una tecnica persuasiva e subdola per vincere le resistenze dell’anziana.
Per l’accusa l’imputata aveva «indotto la persona offesa a farla entrare nell’abitazione paventando un aumento della pensione e inducendola ad aprire la cassaforte per prelevare una banconota e lasciare la chiave sul tavolo, e con l’aggravante della destrezza, approfittando della distrazione della persona offesa per appropriarsi della chiave».
I testimoni sentiti in primo grado avevano riconosciuto l’imputata «fornendo dichiarazioni omogenee, idonee a riscontrare la fondatezza del riconoscimento». Nel ricorso Cavazza, attraverso il suo legale, aveva sostenuto che il riconoscimento fotografico non era avvenuto in maniera chiara. Un passaggio che la Suprema Corte ha spazzato via ribadendo che nei ricorsi per legittimità non devono essere riproposti temi nel merito dei fatti. —
P.B.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google