Toscana
Ora occorre che la strategia sia condivisa dal territorio
Al Museo della Grafica dell’Università di Pisa fino a domenica è allestita una mostra che si intitola “Il ritmo dello spazio”. Una mostra che ci proietta tra le stelle con il linguaggio dell’arte. E tutto appare più chiaro. Anche le teorie più complesse sull’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo. In una delle sale c’è un allestimento “fabbricato” dall’Istituto nazionale di fisica: mostra (e dimostra) all’occhio umano come la massa “interagisca” con lo spazio e il tempo, alteri e distorca lo spazio-tempo come sosteneva Einstein. Cosa c’entra tutto questo con i 20 anni del Polo Tecnologico di Navacchio? L’accostamento è una suggestione ma funziona. Infondo, se stanno così le cose, anche un’idea deve poter avere una sua massa. Se, come diceva Einstein, corpi enormi sono in grado di alterare lo spazio-tempo allora le idee che nascono, crescono e si affermano in questa culla di starup e imprese che è il Polo Tecnologico in qualche modo devono essere “massa” perché sono in grado di cambiare le nostre vite. Che si tratti dei robot che “ci curano” affiancando i medici in sala operatoria o di ammortizzatori idraulici che generano energia dalle onde del mare e alimentano le tecnologie a bordo delle barche e, insieme, i sogni dei navigatori. Il Polo è cresciuto in 20 anni con la forza delle idee che hanno cambiato le nostre vite. E di fronte ha nuove sfide: quella della sinergia con altre realtà simili ma più piccole, Pontedera e Lucca. E ancora quella della ricerca di una strategia territoriale vera a supporto di quello che si fa qui, in una ex fabbrica di liquori, dove non si distilla più il rum ma il meglio della ricerca pisana. —
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