Il Tirreno

Pontedera

Papa Francesco benedice stupefatto il Cristo del fabbro-artista della Valdera

Cristiano Marcacci
Nella foto grande la statua in Vaticano; a destra in alto l'incontro del fabbro con papa Francesco e sotto un'immagine di Attilio Cartone
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Nella foto grande la statua in Vaticano; a destra in alto l'incontro del fabbro con papa Francesco e sotto un'immagine di Attilio Cartone

Attilio Cartone e il suo “Jeshua” ricevuti dal Santo Padre, che ha chiesto lumi sulla particolare lavorazione a freddo

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PONTEDERA. Il Tirreno fu il primo a scoprirlo. Era il dicembre del 2014. Fu invitato una sera in una officina di Ponsacco, dove stava prendendo forma “Jeshua”, un Cristo misericordioso alto ben tre metri, interamente di ferro, lavorato e plasmato a freddo, con il solo ausilio di martello e incudine. Da allora l’opera del 48enne fabbro-artista della Valdera Attilio Cartone, ora anche gestore di un locale a Tirrenia, il Piccadilly Pub in piazza Belvedere, è stata ovviamente ultimata ed è stata protagonista di numerose mostre in alcune città italiane. Mercoledì 4 novembre, però, ha vissuto una giornata memorabile, come l’ha vissuta il suo autore, Attilio Cartone, ricevuto ufficialmente in udienza da papa Francesco, che ha benedetto la statua. Il Santo Padre è rimasto favorevolmente colpito da “Jeshua” e si è intrattenuto per qualche minuto con Cartone, al quale ha chiesto lumi sulle modalità di realizzazione.

«Si è trattato di un momento eccezionale – racconta Cartone, ex operaio dell’officina Ferretti di Capannoli –. Me lo ricorderò per tutto il resto della vita. Il Papa è stato carinissimo, lui e il suo staff mi hanno riempito di complimenti. Inizialmente, non credevano che la statua fosse stata realizzata interamente a mano. Dopo alcune spiegazioni che gli ho dato, Francesco mi ha accarezzato più volte le mani, anche quelle di mio figlio Cristiano che era accanto a me. Quando poi gli ho detto che l’opera era stata realizzata in onore delle sue parole nell'anno del giubileo della pace mi ha spalancato un enorme sorriso e mi ha detto che sono bravissimo. Gli ho anche fatto presente che ho portato e porto tuttora la statua in giro per l’Italia. Mi ha detto con sorpresa: “Ma come? La carichi e la scarichi sempre da te?”. Infine, il suo staff ha voluto che lasciassi i miei recapiti, indirizzo e telefono compresi».

Per Cartone la presenza di ieri in Vaticano al cospetto del Santo Padre in occasione dell’udienza del mercoledì ha incorniciato al meglio il suo impegno degli ultimi anni, nato proprio come omaggio all’anno che papa Francesco volle dedicare alla misericordia, quell’inestimabile valore che il “Jeshua” in ferro sembra proprio rappresentare con quelle sue braccia protese e spalancate verso il mondo. Un mondo dove c’è e ci deve essere posto per tutti noi e per tutti coloro che vivono le enormi difficoltà del nostro tempo. Un Cristo prima di tutto accogliente che, inginocchiato di fronte all’esistenza, si pone in un gesto supremo d’amore. Ora tra i più grandi estimatori di “Jeshua”, opera che lascia senza fiato per la sua espressività e per la sua straordinaria gestualità, c’è anche papa Francesco. Per Cartone è il massimo. Non ha passato invano decine e decine di notti con la mola in mano tra scintille e schizzi di saldatura. Dal ferro ricavava emozioni ed è riuscito a trasmetterle a sua volta. Perfino al Santo Padre.

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di Redazione web