Gioco
Sessanta ex dipendenti per celebrare il mito del calzaturificio Rodan
Emozione per l’evento che ha ricordato la cavalcata verso il successo dell’azienda guidata da Francesco Falleri fino alla vendita del 1998
CASTELFRANCO. Trentatré anni di successi, passione e lavoro, festeggiati dopo tanto tempo con gli operai dell’epoca. Quasi sessanta persone ieri a pranzo all’Oasi al Lago a San Donato di Santa Maria a Monte hanno reso omaggio all’ex imprenditore e Cavaliere Francesco Falleri e alla storia del suo Rodan, marchio della calzatura di Castelfranco, vanto della zona nel settore della pelle della pelle che fra anni ’50 e ’80 fabbricò le scarpe a mezzo mondo.
«Tutto iniziò nel lontano 1955 – ha raccontato Falleri di fronte ai tanti ex dipendenti, ricordando gli inizi alla Effebi, prima creazione targata Falleri e Bachini – Cominciammo insieme a Loreno Bachini con linee dedicate in particolar modo alle donne. Poco dopo l’apertura, nel 1958, la società ebbe un colpo di fortuna avendo ordinativi superiori alle previsioni e dovendo così ampliare locali e organico» .
Anni d’oro che portarono i due soci, di comune accordo, a dividersi, per far nascere due loghi storici, Falleri con il Rodan, nome derivato dalle iniziali dei due figli, ed il Lorbac, enorme stabilimento vicino all’Orto di San Matteo a Castelfranco. Da lì una storia di tanto lavoro, centinaia di operai, e di un’innovazione tecnologica che da sempre è stata il segno distintivo della ditta Rodan, risorta miracolosamente solo 4 mesi dopo la distruzione del 1966, «grazie all’impegno fortissimo di tutti i dipendenti».
Dopo la calamità, infatti, la ditta unì la necessità di allargarsi a quella di ripensarsi altrove, con investimenti che furono possibili grazie alla titolarità di “zona depressa” di Santa Maria a Monte, comune dove la ditta prese definitivamente sede. «Gli anni migliori furono quelli – dice, ricordando, Falleri – Il nuovo stabilimento fu pronto nel ’69 e andò a pieno regime fino alla battuta d’arresto del 1988».
Nel mezzo, le grandi soddisfazioni: la visita del Ministro del Commercio Mario Zagari e la nomina di Falleri a Cavaliere ricevuta dalle mani diel presidente della Repubblica, Giovanni Saragat nel 1971, la visita di oltre 26 consoli da Asia, Americhe e Africa nel 73 e, sempre in quell’anno, l’European Award Gold Mercury ricevuto in Campidoglio da Giulio Andreotti. Nell 1988 poi la vendita alla famiglia Lami, che nello stesso stabile sistemo la nota ditta Lamipel.
«Riuscimmo a pagare tutti – dice Falleri con una certa soddisfazione – Continuammo con un’altra ditta, più piccola, lavorando però sempre onestamente e con la stessa trasparenza che ci contraddistinse sempre. In quegli ultimi anni, fino al 2002, l’ultima grande soddisfazione: una lettera di ringraziamento dalla Principessa Diana d’Inghilterra. «Una grande storia – ha commentato il primo cittadino Gabriele Toti, presente al pranzo di ieri – che testimonia la vocazione verso il duro lavoro e la grande passione di questo territorio, da sempre» . —
Nilo Di Modica
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