Il Tirreno

Pontedera

il caso 

Il paradosso delle ex commesse di Pasquinucci: «Licenziateci»

A.Q.

La storica ditta di ceramiche è fallita a metà ottobre Le lavoratrici sono “sospese” e non possono accettare le numerose offerte di lavoro

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PONTEDERA. Sperare di essere licenziate. È il paradosso vissuto da venticinque ex (di fatto) dipendenti della Pasquinucci, la storica azienda di ceramica, che vantava una lunga storia e che aveva undici negozi, dichiarata fallita a metà ottobre, ma ancora in forze (di fatto) all’azienda con l’etichetta di “sospesi”. Inizialmente erano circa quaranta, ma ora sono rimasti poco più della metà dopo che a molti sono scaduti i contratti a tempo determinato Si tratta, nella maggior parte dei casi, di commesse con una lunga esperienza di vendita al dettaglio, caratteristica molto ricercata dai negozi in questo periodo, visto l’avvicinarsi dello shopping natalizio e del periodo dei saldi a gennaio.

Da qui nasce la necessità di ottenere il licenziamento e poter rispondere positivamente alle chiamate di altre aziende. Senza contare, poi, la possibilità di accedere ai sussidi di disoccupazione per equilibrare i bilanci familiari in questo momento di estrema difficoltà. «Essere licenziate sarebbe la svolta che attendiamo dal 18 ottobre», dicono le lavoratrici. Che, però, il mancato accordo al tavolo sindacale con il curatore fallimentare e i sindacati ha rimandato.

Un niente di fatto che pesa come un macigno sull’immediato futuro delle commesse (e degli addetti all’amministrazione o al magazzino coinvolti nella perdita del posto di lavoro). «Stiamo perdendo grandi opportunità – spiegano – Praticamente tutte abbiamo ricevuto offerte di lavoro. Una di noi avrebbe dovuto cominciare con il nuovo incarico lunedì, ma il mancato accordo al tavolo sindacale le impedisce di ricominciare a lavorare. E lo stesso vale per tutte. Vogliamo essere licenziate, perché abbiamo l’opportunità di ricominciare a guadagnare, visto che l’ultimo stipendio lo abbiamo ricevuto all’inizio di ottobre. Ora proveremo a rivolgerci all’ispettorato del lavoro».

I rappresentanti sindacali hanno stabilito che ci sarà un nuovo incontro per provare a trovare una soluzione. Ma non c’è ancora una data e il tempo scorre senza che le commesse possano intervenire. «Tutto questo è frustrante – ammettono – perché oltre alla beffa di aver perso un lavoro a cui eravamo molto legate e che portavamo avanti con grande impegno, ora ci tocca anche vedere passare le opportunità senza poterle cogliere». —

A.Q.

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