Sicurezza
Appello ai genitori: rischiate di avere dei figli-Hikikomori
peccioli. Le possibili nuove dipendenze da strumenti tecnologici, quali Internet e videogiochi. Questo il tema trattato nel quarto e ultimo appuntamento del ciclo di conferenze “Crescita ad ostacoli”, agli spazi dell’anfiteatro Fonte Mazzola a Peccioli, che si pongono l’obiettivo di fornire indicazioni educative per la comprensione del mondo adolescenziale. L’iniziativa è stata organizzata dal Comune di Peccioli e dalla Fondazione Stella Maris, in collaborazione con Belvedere spa e istituto comprensivo statale “Fra’ Domenico da Peccioli”. Relatore il dottor Stefano Berloffa, neuropsichiatra infantile che ha illustrato i comportamenti a rischio nell’età infantile e adolescenziale per quanto riguarda l’uso di Internet nell’incontro dal titolo “Le dipendenze comportamentali in adolescenza: Internet addiction e dintorni”.
Ogni anno nel mondo si registrano 100 milioni di utenti mobili in più rispetto all’anno precedente ed il tempo medio speso su Internet è di 6 ore al giorno. In una giornata, interagiamo in media con il nostro telefonino 2.600 volte circa, mentre abbiamo un contatto fisico, anche solo per toccare il tasto di avvio, 160 volte in un’ora, se consideriamo uno stop notturno di otto ore.
«L’arrivo di Internet è stato un processo accelerato e veloce, che ha fatto nascere nuove problematiche – ha spiegato il dottor Berloffa –. Per questo motivo, ad oggi, non ci sono linee guida ufficiali». Ecco che i genitori stessi hanno difficoltà nel dare regole ai propri figli. L’unico dato scientifico certo è che se guardiamo il nostro dispositivo elettronico di sera dopo le 22 non dormiamo bene la notte. «Gli schermi degli smartphone emettono una luce blu brillante che imita la luminosità del sole. Di notte il cervello viene ingannato da quella luce, per cui smette di produrre melatonina, l’ormone che dà il segnale di dormire».
Non solo Internet in generale, ma anche i videogiochi. Il dottor Berloffa ha esplorato questo mondo, citando gli Hikikomori, termine giapponese usato per indicare i giovani dai 19 ai 30 anni che tendono a isolarsi nella propria stanza per giocare ai videogiochi, abbandonando così amici e gruppi sociali, eliminando ogni tipo di contatto con il mondo esterno. Anche se non ci sono studi ufficiali, si può parlare in una minima percentuale di dipendenza, di Internet Addiction Disorder, ovvero quella condizione patologica per cui la persona avverte il bisogno irrefrenabile di giocare, che diventa indispensabile per prevenire o diminuire l’astinenza. Il ragazzo arriva a passare di fronte allo schermo del computer gran parte della sua giornata, anche 10 ore al giorno. Negli Stati Uniti, il problema esiste nell’8% dei giovani che usano i videogiochi, in Italia le stime affermano che sono circa 1 milione e mezzo.
«Esistono cinque tipi di dipendenza – ha elencato il dottor Berloffa –: la dipendenza cyber-sessuale, ovvero l’uso compulsivo di siti pornografici o comunque dedicati al sesso virtuale; la dipendenza cyber-relazionale, cioè la tendenza ad instaurare relazioni sul web; l’“information overload”, la ricerca continua di informazioni in rete; i “net compulsions”, quei comportamenti compulsivi che si realizzano nel gioco d’azzardo, nel commercio in rete e nella partecipazione ad aste online. Infine, la dipendenza da computer, cioè l’utilizzo del pc per giochi virtuali, dove il soggetto può costruirsi un’identità fittizia».
Queste dipendenze causano una progressiva perdita del contatto con la realtà per abbandonarsi ad una dimensione virtuale. Giocare per molte ore ad un videogioco pone il ragazzo in un elevato livello di stress, con maggior eccitazione ed irritabilità.
Ma come devono comportarsi i genitori? «La maggior parte – ha concluso Berloffa – dà poche regole rispetto all’uso dei mezzi digitali. Innanzitutto, dovrebbero informarsi e mostrare interesse: definire orari, contenuti e durata del gioco insieme al figlio con una gestione consapevole del mezzo. E poi offrirgli stimoli diversi». —Giulia Zamponi
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