Attenzione
Botte e violenze sulla ex, condanna bis in appello
Confermati i tre anni e mezzo inflitti in primo grado a un bagnino accusato anche di sequestro di persona
PONTEDERA. Confermata anche in appello la condanna a carico di un 35enne originario del Lazio che nel luglio 2018 fu riconosciuto colpevole di violenza sessuale, lesioni personali e sequestro di persona.. L’uomo (omettiamo il nome per non rendere riconoscibile la parte civile) all’epoca era residente a Pisa e ad accusarlo, con una denuncia circostanziata che nel merito ha trovato una doppia conferma, fu la convivente di Pontedera tutelata dall’avvocato Daniela Rondoni.
I due si erano conosciuti nel 2016. Lui, da stagionale, lavorava come bagnino in uno stabilimento del litorale. L’approccio dei primi passi diventa frequentazione e poi convivenza. Passano pochi mesi e l’amore si svuota di contenuti e si gonfia di rancore.
Erano anche andati a stare insieme nella casa di lei a Pontedera. Alla fine del rapporto gli screzi non mancano. Ma il punto più basso arriva quando la coppia affronta l’ennesimo litigio quasi sempre innescato dalla gelosia. Si arriva alle mani. E non è una novità. Stavolta, però, l’assalto non si ferma all’imprecazione rabbiosa. La donna per scappare dal compagno si butta dal terrazzo di casa a un metro e mezzo d’altezza trovando poi rifugio nel bagno di un negozio vicino. L’ex fidanzato – secondo quanto ricostruito dalla vittima – l’aveva anche aggredita lasciandole segni sul corpo, in particolare una serie di lividi al collo. La conoscenza era arrivata attraverso Facebook. L’appuntamento in discoteca, la relazione parte in quarta e poi comincia a scontare le avarie di un rapporto sempre più guasto. Lui ha sempre sostenuto di non averle mai usato violenza e che i litigi scoppiavano a causa di una gelosia forsennata di lei.
Sull’episodio che poi ha portato prima alla querela e poi al processo concluso con la condanna, il bagnino aveva raccontato in aula che la donna durante una discussione gli aveva tirato in testa un vaso che si trovava sul comodino, ferendolo. E che prima, in un diverbio, lui l’avrebbe aggredita con uno spintone nel bagno. Ma che poi, una volta in cucina, sarebbe stata lei stessa (in un momento più quieto) a tirarsi dal terrazzo, con lui che tentava di salvarla prendendola per un braccio.
Opposta la versione della donna, separata e con una figlia, che ha parlato di aggressioni e violenze, anche sessuali in una relazione diventata un inferno. Prossimo passaggio in Cassazione. —
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