Il Tirreno

Pontedera

l’inchiesta “bancomat” sull’immobile di via rospicciano 

Bancarotta, Giambra resta ai domiciliari

Pietro Barghigiani
Bancarotta, Giambra resta ai domiciliari

Uno degli indagati inguaia l’imprenditore: «Gli inquilini pagavano in contanti a lui. La Sfh costituita ad hoc per sottrarre beni»

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ponsacco. «La complessiva spregiudicatezza dell’indagato, protratta per un considerevole lasso di tempo (dal 2009) e anche dopo la dichiarazione di fallimento della Futura Immobiliare Srl».

Giuseppe Giambra, 61 anni, origini siciliane, residenza a Prato, anche per la Cassazione deve restare agli arresti domiciliari. Viene definito un imprenditore spregiudicato, abile nel costruire una società da interporre tra lui e gli inquilini (gran parte rom) in modo da evitare collegamenti con la società proprietaria dell’immobile di via Rospicciano poi fallita nel giugno 2017.

È l’inchiesta “Bancomat” della Guardia di finanza che nel maggio scorso portò all’arresto di Giambra e a indagare cinque suoi collaboratori. L’accusa per l’imprenditore siciliano è di bancarotta fraudolenta documentale e per distrazione e di bancarotta post-fallimentare, fatti commessi nella qualità di legale rappresentante della Futura Immobiliare Srl fallita il 30 giugno 2017. Secondo la Procura Giambra nel 2009 aveva costituito, affidandone la responsabilità formale ad altri, la S.F.H. Srl allo scopo «di concedere in locazione a tale società, a far data dal 2009, le unità immobiliari della Futura Immobiliare Srl per un canone annuo di 150mila euro mediante un simulato contratto di locazione ultranovennale. Un’operazione programmata fin dall'origine e realizzata per sottrarre ai creditori della Futura Immobiliare, le rendite derivanti dalla locazione delle predette unità immobiliari». Sarebbero così spariti almeno 1,3 milioni di euro. La Suprema Corte, nel respingere il ricorso contro l’ordinanza del Riesame che aveva confermato gli arresti domiciliari, riconosce anche l’utilità di uno degli indagati nelle contestazioni mosse a Giambra. Si tratta di Gerardo Curci, 63 anni, originario di Foggia, residente a Prato, amministratore della S.F.H. dal gennaio 2016 al novembre 2017. Curci ha fatto mettere a verbale il sistema Giambra. «Gli inquilini concludevano i contratti di sublocazione direttamente con Giambra e pagavano i canoni, in contanti a lui » è l’accusa circostanziata da Curci che ha spiegato la finalità della S.F.H. «ente costituito ad hoc, per reperire risorse finanziarie e sottrarre beni della fallita, desunta non solo dall’indicazione delle modalità di conclusione dei contratti di sublocazione e del pagamento dei canoni, ma anche dalla preventiva locazione alla S.F.H. Srl del patrimonio immobiliare della fallita, con contratto (giugno 2009) antecedente all’assunzione della carica da parte del Curci, per un canone in effetti mai corrisposto né sollecitato dalla fallita». —

Pietro Barghigiani



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