Gioco
Il lavoro come una favola Le storie degli startupper incantano il pubblico del Polo tecnologico
Secondo appuntamento con “MotivAZIONI”, il ciclo di incontri che dà voce a chi costruisce il futuro attraverso creatività e innovazione
Alla fine tutto si riduce ad una favola. Come quelle che Chiara Cini racconta alla sua piccola Anita e scrive nei suoi libri. Come quelle che portano Giuseppe Tortora e Claudio Salvatori, ex studenti della Scuola superiore Sant’Anna, che hanno visto diventare realtà i loro progetti di ricerca, cosa che vede sempre più vicina il normalista Matteo Agostini. O come quella di Rudy Fastelli partito da visionario dell’internet mobile e ora alle prese con progetti sempre nuova. Sono stati loro e le loro storie i protagonisti del secondo incontro di MotivAZIONI, il ciclo di incontri con giovani imprenditori, startupper, ricercatori e personaggi della cultura organizzato dal Polo tecnologico di Navacchio in collaborazione con il Tirreno.
Ieri sera, tra una tartina e un aperitivo, hanno raccontato le loro vite, le loro professioni e soprattutto il perché hanno intrapreso una certa strada. Fin troppo facile capire il perché della scelta di Chiara Cini: lei, mamma di Anita, ha raccontato la storia del Pisa calcio ai bambini con “Favola nerazzurra”. Non certo il primo lavoro della giornalista in un mondo, quello dell’editoria, sempre più complesso. «Non consiglierei a nessuno di scrivere un libro – ha spiegato – anche se c’è sempre e comunque bisogno di raccontare e raccontarsi, soprattutto rivolgendosi ai più piccoli».
Giuseppe Tortora è invece un imprenditore e ricercatore che si è messo in gioco fondando ABzero. La scommessa dell’azienda è realizzare un sistema per il trasporto di sangue, organi e farmaci da un ospedale all’altro grazie a una capsula intelligente che con una app guida il volo autonomo di droni e mantiene i parametri adatti alla conservazione di sangue, plasma e piastrine. Un’idea visionaria, nata dal suo essere donatore di sangue, che ha portato sì a un progetto imprenditoriale, ma senza perdere la vision di «aiutare le persone e il sistema sanitario ad essere più veloce, efficiente e, perché no, ad inquinare meno».
Una mano alla sanità, riducendo i tempi di attesa, e alle persone, consentendo diagnosi più rapide, è quella che vuole dare Matteo Agostini, ideatore insieme a Marco Cecchini di Braiker, il biosensore per diagnosticare i traumi cerebrali da analisi del sangue. Roba da fantascienza al punto che, confessa, «una delle cose più difficili da fare è spiegare a mia madre che lavoro faccio».
C’è poi Claudio Salvadori, fondatore di New Generation Sensors, startup specializzata nello sviluppo di soluzioni per Industria 4.0 e Internet delle cose, che ogni giorno affronta e supera problemi «perché una cosa è avere un’idea, ben altro è renderla una cosa vera. O Rudy Fastelli, fondatore di inTouch, che sta sviluppando FaceX, un software di analisi delle microespressioni facciali, «per velocizzare la vita di tutti i giorni, sempre tenendo presente le implicazioni etiche che vanno di pari passo ad ogni innovazione».
Storie personali e professionali di successo presente o futuro, frutto tutte quante di impegno e di una forte “MotivAZIONI”. —
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