Lutto
Ex agente dei vigili condannata a pagare per i mancati incassi
La richiesta iniziale di 18mila euro è stata ridotta a 4mila I giudici: «Una gestione approssimativa e deficitaria»
CASCINA. Una gestione superficiale e approssimativa dei soldi pubblici. Nessun dolo da parte di chi maneggiava il denaro. Niente peculato. Solo una cialtroneria che in parte è stata “sanata” all’epoca con versamenti volontari da parte da uno dei due diretti interessati accusato di facilonerie capaci di non far entrare nelle casse comunali soldi pagati dai cittadini. Ora l’altra persona coinvolta nell’indagine interna viene condannata a pagare al Comune di Cascina la somma di 4.000 euro. Uno sconto rispetto ai 7.300 euro che risultavano di mancato incasso della Cosap, il canone di occupazione del suolo pubblico.
Un anno terribile il 2012 per la municipale del Comune cascinese. L’allora sindaco Alessio Antonelli denunciò alla Procura l’ex comandante della municipale, Giovanni Bulleri e un’agente contabile dei vigili urbani, Simona Secone, 51 anni, di Lucca, dalla scorsa primavera impiegata al Comune di Fucecchio. Il fronte penale si è chiuso con un’archiviazione. Adesso la Corte dei conti condanna la Secone a pagare 4.000 euro al suo ex datore di lavoro concedendole uno sconto per le condizioni caotiche in cui il vigile urbano aveva dovuto lavorare. Il periodo in esame va dal marzo all’agosto 2012.
La Procura contabile chiedeva alla Secone 18mila euro per danno patrimoniale da mancata entrata (8.024 euro); danno da disservizio (5.000 euro); danno da interruzione del rapporto contrattuale (altri 5.000 euro).
Bulleri era stato già coinvolto in un precedente procedimento penale archiviato per assenza di dolo, «nonostante l’accertata condotta omissiva (consistita nella mancata adozione di ordinanze-ingiunzione di ruoli esattoriali in merito a numerose sanzioni amministrative irrogate dal 1999 al 2003, conseguentemente non più esigibili) fosse stata ritenuta dalla Procura, nella richiesta di archiviazione del 3 ottobre 2012, dovuta a negligenza dell’indagato e sanzionabile sotto il profilo della responsabilità amministrativa».
L’ex comandante aveva versato al Comune circa 8.000 euro. Secone niente.
Nel 2015 era arrivata l’archiviazione penale per entrambi. L’addetta alla polizia municipale si è difesa sostenendo che non aveva i titoli per svolgere attività di agente contabile (maneggio denaro) e che in quel periodo aveva dovuto affrontare anche gravi problemi di salute.
Per dare l’idea del caos del periodo esemplare è l’episodio avvenuto nell’ottobre 2012: erano persino spariti 5.000 euro chiusi in un cassetto della scrivania della Secone. Nessuna denuncia del furto. Sul punto scrivono i giudici della Corte dei conti: «La Secone, benché a casa malata, avrebbe subìto pressioni affinché versasse di tasca propria il denaro non rinvenuto, cosa che la stessa avrebbe fatto, affidandone il versamento al collega Paradossi, recatosi a casa sua per ricevere il denaro)». Per la Procura ordinaria e quella della Corte dei conti non è stato provato che i soldi della Cosap siano stati trattenuti dai pubblici ufficiali per lucrare sull’opportunità concessa dal servizio.
Di sicuro, però, la gestione era «approssimativa e deficitaria. Una cattiva gestione del servizio da parte di coloro che ne avevano la responsabilità o, perlomeno, non emerge in maniera certa o gravemente indiziaria che, laddove vi sono state divergenze tra quanto riscosso e quanto poi versato nelle casse comunali, questo sia dovuto ad una volontaria appropriazione del pubblico denaro». Ecco perché dei 18.000 euro iniziali, i giudici chiedono all’ex agente Secone di pagare al Comune di Cascina “solo” 4.000 euro. Nessun reato, ma un disordine contabile non ammissibile per un pubblico ufficiale. —
Pietro Barghigiani
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