Sicurezza
Impianto a biogas: «L’iter autorizzativo è da riaprire»
SANTA MARIA A MONTE. Serata di proteste e confronto al circolo Arci di San Donato di Santa Maria a Monte sull’impianto a biogas, accusato dalla popolazione residente di essere l’origine delle maleodoranze sulla frazione.
L’incontro, organizzato dal Comune, ha visto la partecipazione della sindaca Ilaria Parrella, oltre che di Michele Villano e Francesco Aquino dell’Asl e del direttore di Arpat Pisa Gaetano Licitra, accompagnato da Marco Paoli. Numerose le lamentele dei sandonatesi, sia per i cattivi odori che per il viavai di camion lungo le strade locali, malgrado i divieti di transito per i mezzi pesanti. A scaldare gli animi, poi, la conferma da parte di Arpat di quanto avvenuto a inizio dell’anno, quando dopo un’ispezione all’impianto, gestito dalla Prati Bioenergie, era stata rinvenuta una vasca di stoccaggio di materiali organici (circa 1.500 tonnellate) da cui provenivano cattivi odori. Struttura fatta smantellare.
Sul tavolo l’ipotesi portata avanti da Licitra degli estremi per chiedere alla Regione di riaprire il tavolo autorizzativo. «Quell’impianto, nato per produrre biogas da mais e triticale da coltivazione dedicata, dopo una serie di nuove autorizzazioni ha ampliato il campo dei materiali da trattare, aprendo anche a sanse dei frantoi e scarti della produzione della birra – ha detto Licitra – Questo lo rende un impianto diverso da quello autorizzato anni fa».
Presenti anche esponenti dell’opposizione, fra cui il consigliere Francesco Petri: «Non doveva essere accantonato il progetto di costruzione di trincee di stoccaggio lontane, in zona industriale. È inoltre necessario implementare il monitoraggio e chiamare l’azienda ad un tavolo di concertazione». Apertura totale del Comune a eventuali nuove centraline e ipotesi di riapertura della conferenza dei servizi. «Siamo sempre stati contrari. Abbiamo fatto molti controlli – ha detto Parrella – L’azienda sa bene che ha gli occhi addosso. Quello che possiamo fare adesso è tenere gli occhi aperti e stargli col fiato sul collo». —
Nilo Di Modica
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