Lutto
«C’è una sanità che funziona e ha salvato la mia mamma»
Aldo Picchi, ex consigliere comunale e infermiere, ringrazia l’ospedale: «Stavo malissimo, lei non voleva operarsi: ho trovato un’umanità immensa»
VICOPISANO. Una storia tanto bella e vera da finire pubblicata nella rubrica di Concita De Gregorio su Repubblica. È quella raccontata da Aldo Picchi, 54 anni di Vicopisano, ex consigliere comunale di Sel e infermiere presso il distretto sanitario di Cascina. La sua non è solo la cronaca di una giornata drammatica, con al centro il malore subito da sua mamma Alda. Ma anche il racconto di come la sanità toscana sia riuscita a riparare al male improvviso che aveva colto la donna, con professionalità, e dell’umanità dimostrata da tutto il personale medico ed infermieristico dell’ospedale pisano di Cisanello.
«Il 2 agosto - scriveva Aldo Picchi il 6 settembre scorso, circa un mese dopo i fatti - ho salutato la mia mamma alle 7 prima di andare al lavoro, bacio, lei che mi dà del citrullo e via, tutto normale. Un’ora dopo inizia un incubo. Mi chiama urlando che ha un dolore sul petto fortissimo, esco subito dal lavoro, chiamo il mio babbo che mi dice che il nostro medico di famiglia, il dottor Casarosa, ha già chiamato l’ambulanza. Al pronto soccorso di Pisa arrivo e parlo con la dottoressa Simona Gennai che mi dice che faranno una Tac all’aorta».
La diagnosi dei medici non lascia spazio ai dubbi. «Dopo una decina di minuti - prosegue Aldo Picchi - inizia un incubo, “dissezione dell’aorta”, va operata subito, o muore. Io vado in tilt, non capisco più nulla. Ma pur nella tragedia inizia qualcosa di bello che va raccontato. Arrivano il cardiochirurgo, Stefano Pratali, e il suo staff, mi parlano come se fossi un ragazzino sperso, e lo sono, umani e professionali: 15% di mortalità operatoria, possibili danni celebrali, va operata subito, ma la mamma ha dei dubbi. La dottoressa Gennai è bravissima, si mette a parlare con lei con calma, la fa parlare con il mio babbo a casa, nel frattempo arriva un infermiere livornese barba e riccioli, Marco, che mi dice: “La tu’ mamma un si vole operà? Ci parlo io dé!”. Tira la tenda e ci parla lui “come se fosse la su’ mamma”. I momenti della decisione sul da farsi, quelli che ognuno di noi spera di non dovere mai affrontare né per se stesso, né per i propri familiari, invece arrivano e solo la capacità del personale ospedaliero riesce a renderli tollerabili».
«Mentre lui e la dottoressa la convincono - racconta Aldo Picchi - gli altri parlano con me, una collega del dottor Pratali mi parla come se ci conoscessimo da anni, emana un'umanità immensa, lei insieme ai suoi colleghi, io però sto malissimo, è un incubo, l'idea che in 3 ore possa essere successo tutto questo mi pare impossibile. Alla fine mamma si convince, si parte, prima di andare in sala operatoria, giuro, mi dice: “Senti in frigo c'è un tegamino con pomodoro e capperi, stasera scaldalo e mettici dentro prosciutto e sottilette, a Lorenzo (che è mio fratello) gli piace».
Parte e io incomincio a piangere come un bimbo, non ci spero. Invece va bene, il dottor Pratali è bravissimo, l'intervento riesce, ma la strada è lunga».
Alda oggi sta bene, ma come per ogni intervento di una certa importanza, la convalescenza è lunga e ricca di insidie. «Ringrazio - dice al telefono Aldo Picchi - tutte le persone coinvolte in questa storia. Spesso si parla della sanità quando le cose non vanno, mentre ci tenevo a far sapere che ce n’è anche una che funziona. Per di più completamente gratuita». —
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