Il Tirreno

Pontedera

Savini, cent’anni di tartufi per l’azienda da Guinness

Roberta Galli
Savini, cent’anni di tartufi per l’azienda da Guinness

Nonno Zelindo arricchiva i banchetti di Villa Saletta con il diamante del bosco Ora i nipoti guidano un’attività all’avanguardia, dalla ricerca al confezionamento

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PALAIA. È considerato il re dei sapori, il diamante della cucina. Parliamo di tartufi e di una grande azienda che ha saputo produrre, commercializzare ed esaltare tutte le qualità di questo prodotto. Il suo nome è Savini Tartufi, una realtà conosciuta in tutta Italia, con una storia familiare che si tramanda da quasi cento anni. E con alle spalle anche un record da Guinness dei primati: ad un’asta di beneficenza nel 2007, in Toscana, l’azienda vinse il record mondiale per il tartufo più grande e il prezzo più alto mai pagato: 330mila dollari per un gigante da 1,497 grammi. Savini Tartufi esporta attualmente in più di 40 Paesi ed ha un fatturato 10 milioni di euro, ma nonostante i tanti traguardi raggiunti Luciano e Cristiano Savini, padre e figlio, rimangono ancora ben ancorati ai valori che hanno fatto grande il loro lavoro. Un lavoro fatto di passione, tramandato di generazione in generazione, iniziato nel 1920, quando Zelindo Savini, allora guardiacaccia della Tenuta di Villa Saletta nei pressi di Palaia, portò il “diamante del bosco” ad arricchire i banchetti dedicati agli ospiti della tenuta, diventando in breve tempo il punto di riferimento degli amanti del tartufo. Tanto che quello del tartufaio divenne il suo mestiere a tutti gli effetti, con l’apertura di una bottega a Forcoli, affiancando l’operato di cavatore con quello di commerciante.

Un settore, quest’ultimo, che il figlio Luciano potenziò nella crescita e nel suo decollo. Luciano capì, infatti, che il mercato aveva bisogno del tartufo tutto l’anno e studiò quindi il modo per conservare il prodotto, ideando ricette da consumare per 12 mesi, iniziando nello stesso tempo a dedicarsi allo sviluppo del marchio Savini Tartufi creando, grazie anche alla grande passione per la cucina, una linea gastronomica di prodotti a base di tartufo da commercializzare non solo in Italia, ma anche all’estero. Un lavoro che ora è nelle mani di Cristiano, il suo primogenito, anche lui grande appassionato di tartufi. Insieme alla sorella Romina, dirige questa azienda, sotto lo sguardo attento di babbo Luciano e mamma Carla. I tartufi per la famiglia Savini sono sinonimo di passione. Non a caso Luciano e Cristiano appena riescono a ritagliarsi un po’ di tempo libero, amano andare personalmente a caccia del prezioso fungo ipogeo nei boschi di casa, accompagnati anche da Lapo e Cloe, l’ultima generazione di piccoli tartufai.

In azienda tutto è rimasto come una volta: la produzione e i procedimenti di lavorazione sono tutt’ora artigianali. Il ciclo, infatti, è completo: dalla raccolta alla selezione, dalla pulizia alla lavorazione, dal confezionamento alla consegna. Oltre al tartufo fresco, i prodotti conservati rappresentano un’ampia gamma e sono raccolti linee differenti: Tricolore, Tartufai Bio. Savini Tartufi non è però solo commercializzazione e produzione, conoscendo bene la propria storia, che affonda le radici nella natura, l’azienda nel 2014 ha aperto le porte di casa creando nella sede di Forcoli il “Savini Museum”, una realtà collegata nella maggior parte dei casi, alla caccia al tartufo, chiamata “Truffle Experience”. Un luogo della memoria che racconta importanti tappe della storia di questa famiglia di tartufai, dove vengono illustrati gli indelebili segni che ogni generazione Savini ha impresso nella storia aziendale, dai primi packaging fino alle ultime confezioni che hanno fatto di questa realtà, un marchio amato e conosciuto nel mondo. —

Roberta Galli

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