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Santacrocese lascia l’eredità per cani e gatti Il Comune al bivio

Un milione all’ente empolese per realizzare il “rifugio” I dubbi del bisnipote: «La struttura è già stata costruita» 

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SANTA CROCE. La volontà della signora Rina Nuti, originaria di Santa Croce, di lasciare tutto i suoi beni, denaro (300mila euro) e beni immobili (700mila euro), venne affidata al notaio Lucia Periccioli il 21 luglio 2003. Il suo desiderio, messo per scritto, era chiaro: «Istituisco e nomino mio erede universale il Comune di Empoli imponendogli l’onere di costruire un canile e un gattile per dare ricovero e provvedere al mantenimento e all’assistenza dei cani e gatti abbandonati».

All’epoca a Empoli ancora non è stato costruito un canile comunale ma lo sarebbe stato anni più avanti. Ma di questa volontà, ovviamente, l’amministrazione comunale, ne è avvenuta a conoscenza soltanto l’11 aprile 2017 quando venne data lettura del testamento alla presenza degli eredi della signora Rina Nuti, nata a Santa Croce sull’Arno e residente a Marcignana, e ad un rappresentante del Comune delegato dalla sindaca Brenda Barnini.

Il Comune di Empoli, quindi, secondo il testamento sarebbe stato chiamato a rispettare le volontà della signora Nuti: la costruzione di un canile ed un gattile. Ma, nei fatti, il canile comunale di via del Castelluccio dei Falaschi era già stato realizzato. Secondo l’interpretazione di un bisnipote della signora Nuti, l’ingegner Guido Bertini, di fatto il Comune non si sarebbe attenuto alla lettera del testamento.

«Il Comune di Empoli, ignaro del testamento, – spiega Bertini – è andato a realizzare un canile tra il 2004 e 2007 con un costo pari ad un milione di euro. È oggettivo il mio interesse nella vicenda, ma lo è altrettanto la volontà espressa da mia zia, che scinde il proprio testamento in due strade distinte. La zia rappresenta sicuramente la cittadina modello che ogni Comune vorrebbe avere ma qualcuno si sta dimenticando o si vuole dimenticare della sua lucidità nel delineare un’alternativa chiara, nel caso in cui il Comune non avesse potuto assolvere ai propri doveri. Qua non si tratta di Corte dei Conti, di articoli e codici che obbligherebbero un’istituzione pubblica ad accettare, qua si tratta di onestà, verità, di avere il coraggio di leggere le parole per quelle che sono scritte da un’anziana di 71 anni (la signora Nuti sarebbe poi morta nel dicembre 2016, ndr) che aveva ben delineato un piano A ed un piano B dopo la sua morte. Il Comune chiaramente è al corrente di tutto in quanto, durante molteplici incontri, ho fatto emergere a più riprese gli stessi concetti».

Il Comune di Empoli, insomma, sarebbe “obbligato” dalla volontà testamentaria della signora Nuti a costruire un canile, che in realtà già esistente, e a farsi carico «dell’onere di occuparsi di tutto quanto possa occorrere per la mia tomba, per quella del mio defunto marito Alfredo Dani e per quelle dei genitori di mio marito, provvedendo a mantenerle curate e pulite, ornate di fiori secchi con lampade votive sempre accese e provvedendo al rinnovo delle relative concessioni di sepoltura alla scadenza di primi cinquanta anni». In caso di accettazione, andrebbero al Comune in comproprietà al 50% con un nipote (che non rientra nel testamento), anche un immobile residenziale con terreno e un immobile produttivo a Santa Croce e un immobile produttivo a Fucecchio.

Nel caso però di rinuncia da parte del Comune di Empoli del lascito, i tre destinatari del piano B saranno l’ingegnere Bertini (tutti i risparmi della signora Nuti), un altro bisnipote (destinatario di una casa a Viareggio) e la parrocchia di Marcignana (l’abitazione di via della Nave di Marcignana con annesso garage).

Il dilemma è, nei fatti, questo. E il Comune, che ha inserito all’ordine del giorno del consiglio comunale proprio questo argomento, è chiamato a sciogliere questo dubbio per arrivare ad una conclusione che metta fine a questa “eredità contesa”. —

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