Il Tirreno

Pontedera

«Giovanni Gronchi sapeva guardare avanti È netto il divario con la politica di oggi»

Paolo Falconi
«Giovanni Gronchi sapeva guardare avanti È netto il divario con la politica di oggi»

L’intervento del giovane consigliere di Palaia Matteo Pratelli alla commemorazione nel cimitero della Misericordia 

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l’idea europeista

Tradizione rispettata anche quest’anno, in occasione della commemorazione dei defunti, del ricordo di Giovanni Gronchi presidente della Repubblica dal 1955 al 1962. Lo hanno fatto ieri mattina nella cappella del cimitero della Misericordia di Pontedera che ospita le spoglie dell’illustre personaggio, i suoi concittadini più autorevoli, ma anche studenti e abitanti della Valdera. A cui lo stesso Gronchi è sempre stato vicino anche nel settennato al Quirinale.

Oltre al prefetto di Pisa Giuseppe Castaldo, alle rappresentanze di forze di polizia e dei militari, per l'amministrazione comunale di Pontedera eravano presenti, il sindaco Matteo Franconi, il vice Alessandro Puccinelli, l'assessore all'Istruzione Francesco Mori e diversi consiglieri comunali. A uno dei più giovani, in senso assoluto, amministratori comunali del territorio, Matteo Pratelli, classe 2000, della maggioranza guidata a Palaia dal sindaco Marco Gherardini dove ha la delega alle Problematiche giovanili, il compito di tracciare un profilo di Giovanni Gronchi. Un presidente della Repubblica «innovativo e coraggioso», fuori da ogni schema fin dalla sua elezione. Un personaggio ancora non completamente dispiegato e spiegato alle nuove generazioni, capace di aperture che si fecero notare in quel mondo pericolosamente diviso in blocchi, dove l’Italia gettava le premesse per il boom economico. Uno spaccato internazionale affrontato dalle riflessioni di Matteo Pratelli scritte insieme a Pietro Menicagli, entrambi membri del Centro studi Giovanni Gronchi di Pontedera guidato dal professor Paolo Morelli. Quel Centro che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel corso della sua visita a Pontedera il 18 ottobre dell’anno scorso, quarantesimo della scomparsa di Gronchi, definì «un ambiente che dà fiducia».

Un omaggio al suo predecessore che ha contribuito a farlo meglio conoscere ai giovani di oggi e a renderlo vivo in chi lo conobbe e ne apprezzò la vicinanza con la sua terra d’origine. Non a caso Gronchi venne proclamato cittadino onorario di Palaia, come ha ricordato Pratelli che ne ha tracciato l’idea europeista prendendo spunto da un articolo dello stesso Gronchi, ormai da due anni presidente emerito, dall’intrigante titolo “Crisi dell’Europa e crisi dell’occidente?” Si trattava del testo letto dal presidente a Bruxelles durante un’iniziativa della Fondation Européenne pour les Echanges Internationaux e ripreso nel gennaio 1964 da «La Nuona Antologia», la rivista fiorentina allora diretta da Giovanni Spadolini.

Pratelli ha fatto riferimento al passaggio in cui Gronchi collocava a uno «dei primi punti del programma di azione l’urgenza di impegnare ogni sforzo per realizzare la riforma del sistema elettorale dei membri del Parlamento Europeo: suffragio diretto e universale deve essere la fonte del loro mandato, tale da rafforzarne l’autorità di fronte alle opinioni pubbliche e anche ai governi dei vari Paesi partecipanti». Già nel 1964, dunque, auspicava una riforma che si sarebbe realizzata solo nel 1979, pochi mesi dopo la sua morte. «Insomma – conclude Pratelli – ancora una volta Gronchi dà prova della sua capacità di guardare avanti, di guardare lontano, e non è difficile cogliere il divario fra lo spessore di quelle sue parole e la nostra attualità politica». —

Paolo Falconi



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