Il Tirreno

Pontedera

accolto il ricorso della procura 

I due maestri di Corano arrestati tornano di nuovo in carcere

Sabrina Chiellini
I due maestri di Corano arrestati tornano di nuovo in carcere

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SANTA CROCE. Il Tribunale del Riesame ha accolto il ricorso della Procura di Pisa contro la decisione del Tribunale di Pisa che nel luglio scorso ha messo in libertà i tre senegalesi indagati per i maltrattamenti sui fanciulli che frequentavano la scuola di Corano a Santa Croce sull’Arno. Ha stabilito dunque che devono essere ripristinate le misure cautelari che erano state disposte alla fine dell’inchiesta, lo scorso giugno. Al momento il difensore dei tre indagati sta valutando le motivazioni del Riesame e potrebbe decidere di ricorrere in Cassazione.

Secondo il tribunale di Pisa, che ha valutato a metà luglio la richiesta del difensore, che aveva chiesto una attenuazione delle misure cautelari, non c'è pericolo di fuga né quello della reiterazione del reato, visto che il doposcuola è stato chiuso dopo il blitz della polizia del 14 giugno.

Il gip non aveva ravvisato neppure il pericolo di inquinamento delle prove. L’inchiesta è chiusa di fatto, gli inquirenti hanno in mano i filmati delle telecamere nascoste, piazzate nel doposcuola dopo una segnalazione a Telefono Azzurro.

Per questo il gip del tribunale di Pisa aveva accolto l'istanza del difensore dei tre indagati, disponendo la revoca della misure cautelari eseguite in precedenza, per due in carcere e per il terzo indagato, quello più giovane, i domiciliari.

L'indagine è per il reato di maltrattamenti aggravati su minori. I tre, un "maestro" e due assistenti, avrebbero colpito con delle mazze alcuni bambini del doposcuola, promosso da un'associazione senegalese, per "spronarli" ad imparare i versetti del Corano. Le persone offese sono tutte senegalesi, i bambini hanno età comprese fra i sette e i diciassette anni.

Contestualmente il gip ha disposto, per i tre indagati, il divieto di avvicinamento ai minori coinvolti.

Il Riesame ha ribaltato l’inquadramento della vicenda, sulla base degli indirizzi raccolti ritiene da condividere le richieste della Procura. —

Sabrina Chiellini

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