«È azzardato escludere l’avvelenamento doloso per le morti dei cavalli»
VOLTERRA. «È azzardato escludere che la tossicità iperacuta sia dovuta ad avvelenamento per cause non ambientali ma dolose, così come appare imprudente attribuire parte della responsabilità delle otto morti avvenute a gennaio a fattori gestionali e quindi all’associazione che rappresento». L’associazione Italian horse protection (IhP), che gestisce il centro di recupero per cavalli maltrattati o abbandonati a Tignano, nel Volterrano, scrive all’Istituto zooprofilattico dopo l’intervista di un suo responsabile al Tirreno sui tredici decessi equini avvenuti nella tenuta dalla fine del 2018 a oggi.
Rosario Fico, dell’Istituto zooprofilattico, ha detto che la morte degli animali è dovuta a un mix di fattori, citando il fatto di aver mandato i cavalli in un pascolo inutilizzato da anni subito dopo il trasferimento dell’associazione da Montaione a Volterra e un batterio, i clostridi, presente nei terreni e nel fieno. «Se la morte in pascolo non è un evento raro, la sua diagnosi dovrebbe poter essere supportata da documentazione certa, e non soltanto sospettata – dicono da Ihp – La letteratura non riporta le morti improvvise e subitanee date da tossicosi iperacuta da problemi legati al pascolo in totale assenza di sintomi. Inoltre, se trattasi di casi che si verificano “comunemente” , perché non abbiamo mai ricevuto, come esplicitamente richiesto, dati su queste morti massive, supportati da referti anatomopatologici che lo dimostrassero?».
Una vicenda che non sembra avere un epilogo in breve tempo, nella speranza che la strage di cavalli si arresti. —
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