Il Tirreno

Pontedera

il caso dei cavalli deceduti 

«Nessuna prova che le morti siano dovute a batteri e pascolo»

A.Q.
«Nessuna prova che le morti siano dovute a batteri e pascolo»

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VOLTERRA. «Non ci sono prove certe che le morti dei nostri cavalli siano da ricondurre al pascolo e alla clostridiosi». Così Sonny Richichi, presidente dell’Italian horse protection (Ihp) che gestisce il centro di recupero per cavalli abbandonati o maltrattati a Tignano, nel territorio di Volterra, dove sono morti tredici equini dalla fine del 2018 a oggi in circostanze misteriose.

In un’intervista al Tirreno, Rosario Fico, responsabile del centro di referenza nazionale di medicina veterinaria forense, con sede a Grosseto, dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Lazio e Toscana, ha detto che i decessi sono da ricondurre a un mix di elementi: il nuovo pascolo in cui sono stati inseriti i cavalli dopo il trasferimento da Montaione a Volterra, a cui sono seguite le prime otto morti dopo poco tempo e un batterio che si trova nei terreni e nel fieno.

Una tesi che non convince Richichi: «Ci è stato riferito che la clostridiosi sia una delle cause della morte dei cavalli. E ci risulta che siano stati trovati batteri di questo tipo durante l’autopsia su uno degli animali. Ma gli esiti degli esami sulle tossine sprigionate dai clostridi sono stati negativi. In più, la clostridiosi è vero che uccide, ma i sintomi prima del decesso come la diarrea, non si sono mai presentati».

L’idea che si sono fatti all’associazione che si occupa dei cavalli di Tignano è che l’Istituto zooprofilatticco e l’Asl non hanno ancora capito veramente cosa stia accadendo alle porte di Volterra. «Come confermato anche dai nostri veterinari – sottolinea ancora il presidente di Ihp – gli enti coinvolti nelle indagini di questa vicenda non hanno uno straccio di prove certe in mano per capire cosa succede ai nostri cavalli. Ed è sbagliato anche escludere elementi o eventuali cause, perché così s’influenzano le indagini. Stanno tenendo un atteggiamento di questo tipo per nascondere le mancanze del loro lavoro».

L’altro giorno, l’associazione ha diffuso una nota in cui si ventilava l’ipotesi di sospensione dell’attività: «Se ci impongono di chiudere i cavalli in stalle o recinti di piccole dimensioni, ci obbligano a ridurre al minimo l’attività. E questo potrà comportare la chiusura dell’Ihp. Eventualità che stiamo cercando di evitare con tutte le nostre forze». —

A.Q.

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