Il Tirreno

Pontedera

l’intesa stragiudiziale 

Stupro in villa, “risarcimento” alla vittima

Pietro Barghigiani

Accordo raggiunto tra i due giovani imputati e la coetanea che non sarà più parte civile nel processo in Corte d’Appello

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pontedera. Un accordo economico tra le parti e la vittima dell’episodio passato alla cronaca giudiziaria come lo stupro in villa esce dal processo d’appello.

A breve Edoardo Nieri e Mattia Rizza, di 27 e 26 anni di Pontedera, torneranno in aula a Firenze.

I loro avvocati proveranno a ribaltare la sentenza del 15 luglio 2016 con cui il Tribunale di Pisa li aveva condannati a 8 anni (con provvisionale di 80mila euro) per violenza sessuale di gruppo aggravata ai danni di una coetanea durante un festino nella villa dei nonni di Rizza a Santa Maria a Monte la notte tra il primo e il due luglio 2014.

Nieri è difeso dal professor Tullio Padovani e dall’avvocato Anna Francini. Rizza è assistito dal legale Luca Tafi.

La parte civile, una giovane pontederese, è stata rappresentata dall’avvocato Antonio Cariello nel processo di primo grado. A distanza di oltre tre anni è arrivato l’accordo tra la giovane che nel verdetto di Pisa viene descritta nella percezione degli imputati come «un oggetto usa e getta» e gli imputati che per l’accusa avrebbero messo la stupefacente Ghb in due bottiglie di Schweppes per far perdere ogni inibizione alla ragazza e poi approfittarne a turno.

Quello che non era stato raggiunto prima del processo in Tribunale a Pisa arriva adesso alla vigilia del secondo grado. L’intesa economica tra le parti prevede la decisione della vittima dell’episodio di ritirarsi dal processo dopo aver concordato una sorta di risarcimento. A questo punto non può più stare in giudizio per reclamare il pagamento dei danni.

All’epoca della sentenza di colpevolezza a giocare un ruolo decisivo fu la superperizia sulla presenza nella bibita del Ghb. Non una quantità elevata ma sufficiente per fare effetto, soprattutto se mescolata a vodka e vino. E la giovane ne bevve parecchia di vodka (gliela versavano direttamente in bocca dicendole di bere Schweppes altrimenti le avrebbe fatto male) e anche un bicchiere di rosso. C’è poi l'amica che assistette alla scena nelle docce della piscina («ho provato a tirarla via, ma lei sembrava consenziente», «volevano coinvolgere anche me, ma ho rifiutato») e la giovane che poi stramazzò al suolo riprendendo conoscenza solo alle 6 del 2 luglio. Per il Tribunale di Pisa «le deposizioni testimoniali sono soggettivamente e oggettivamente credibili, dotate di un sufficiente grado di coerenza ed attendibilità interna, oltre che supportate da adeguati riscontri esterni». L’appello sarà l’ultimo giudizio di merito sulla storia che è scontato ipotizzare finirà in Cassazione. —

Pietro Barghigiani

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